Mancinelli riparte dalla Sambenedettese: «Solo salvezza, niente più trampolini di lancio»
Marco Mancinelli è il nuovo allenatore della Sambenedettese. Un ritorno, più che un debutto, per un tecnico che conosce profondamente l'ambiente rossoblù e che si appresta a guidare la squadra in un momento delicato della stagione. Dopo due mesi di assenza, Mancinelli si ritrova alla guida di una formazione che ha bisogno di ritrovare certezze e punti salvezza.
La prima sfida ufficiale sarà domani ad Alessandria, contro la Juventus Next Gen, un banco di prova impegnativo per testare immediatamente le nuove idee del tecnico. Ma l'approccio di Mancinelli è netto e privo di illusioni: non c'è spazio per l'entusiasmo retorico, conta solo la concretezza.
Nella conferenza stampa della vigilia, il tecnico ha esposto con chiarezza la sua visione: "Come detto, al momento non c'è tutto questo entusiasmo, ma deve tornare. L'obiettivo, come ho detto ai ragazzi, è solo la salvezza della Samb. Conta solo la Samb e solo la salvezza. Nient'altro. Non conta più dimostrare di essere bravi, non contano più gli interessi personali. La Samb non è più un trampolino per chissà dove. Ora c'è da fare punti, da mettere in cassaforte questa categoria. So quanta fatica è stata fatta per arrivarci e quindi i ragazzi, lo staff e tutti dobbiamo avere chiaro l'obiettivo. Lavoriamo solo ed esclusivamente in funzione di quello".
Un messaggio diretto, quasi duro, che fotografa la situazione attuale: la classifica si è complicata, la pressione è aumentata e serve un cambio di mentalità collettivo.
Sul piano tecnico-tattico, Mancinelli porta con sé alcune certezze ma anche una buona dose di pragmatismo. Il modulo di base sarà una difesa a quattro, mentre il resto dello schieramento varierà in base agli avversari, al momento della stagione e ai giocatori disponibili.
"Sotto il profilo tecnico-tattico ho idee differenti: l'unica certezza è la difesa a quattro. Quello che ci sarà davanti lo vedremo in base all'avversario, al momento e ai giocatori disponibili, ma il mio credo è difesa a quattro. Tolto il discorso tattico, vengo qui con un solo obiettivo: anche se scherzando ho detto ai ragazzi che potrei smettere di allenare il primo maggio, a fine aprile la Samb deve essere salva. Poi vedremo il futuro. Ora dobbiamo consolidare la categoria: siamo a febbraio, con le partite che abbiamo davanti e la caratura degli avversari, c'è da fare punti il prima possibile. Se arriverà all'ultimo secondo, va bene lo stesso, ma in testa dobbiamo avere solo quello".
Un approccio che privilegia la sostanza alla forma, la salvezza a qualsiasi ambizione personale o di prestigio.
Nonostante il poco tempo a disposizione – appena quattro giorni e due allenamenti prima dell'esordio – Mancinelli ha trovato un gruppo ricettivo e disponibile. Le prime impressioni sono state incoraggianti, soprattutto considerando il momento complicato che la squadra sta attraversando.
"In questi due allenamenti – non è facile entrare nella testa dei giocatori in quattro giorni considerando le due partite – ho visto grande attenzione e anche un entusiasmo che non mi aspettavo, visto il momento difficile. Mi hanno salutato, ho dato risposte incoraggianti che mi fanno sperare. Ho trovato ragazzi splendidi, con massima disponibilità: di questo sono contento. Per tutto il resto successo negli ultimi tempi non mi interessa: so di essere considerato la ruota di scorta o l'allenatore che ha accettato perché era l'unica scelta possibile. Non mi interessa. Sono qui per fare il possibile e anche l'impossibile per raggiungere l'obiettivo. Poi vedremo cosa succederà dopo".
Il tecnico si è dimostrato consapevole delle voci che circolano sul suo ritorno, ma ha scelto di non dare peso alle polemiche. Ciò che conta è il campo e i risultati.
L'aspetto psicologico rappresenta una delle sfide più grandi da affrontare. La squadra arriva da un periodo negativo e la classifica si è complicata rispetto a qualche settimana fa.
"Mentalmente non è delle migliori, non può esserlo. Ad Arezzo ero andato a giocarmela con la capolista, 4-5 punti sopra il playout: c'era confusione e incertezza, ma la classifica ci dava ancora margine. Ora la situazione è cambiata: un po' per meriti degli avversari e delle nostre competitor, un po' per risultati non arrivati. È normale ci sia più pressione, e deve esserci in questa piazza. Come ho detto ai ragazzi, dobbiamo capire al più presto il contesto: c'è una città dietro che vive di questo, è l'argomento della settimana a San Benedetto. C'è grande attaccamento. Chi ha dubbi deve capire l'importanza di giocare qui. Sono fiducioso: non ho paura di niente e nessuno. Questa è una squadra con valori importanti per l'obiettivo. Lavoreremo con grande attenzione sulle nostre qualità".
Mancinelli chiede ai suoi giocatori di comprendere il peso della maglia e l'importanza della Sambenedettese per la città. La pressione non va vissuta come un fardello, ma come stimolo per dare il massimo.
La partita di domani ad Alessandria contro la Juventus Next Gen si preannuncia complicata. I bianconeri dispongono di giovani di grande prospettiva, molti dei quali destinati a carriere importanti.
"L'ho affrontata da vice e all'andata. È gonfia di talento: giocatori che tra 2-3-4 anni vedremo in Serie A. Quando ero a Mantova con l'Under 23 c'erano Miretti, Soulé, Mbangula e altri. Tra tre anni leggeremo probabilmente la stessa cosa di questa Juve. La differenza fondamentale è che noi dobbiamo giocare per qualcosa di più grande: il bene della Samb. Loro giocano per emergere individualmente. Dobbiamo mettere da parte il dimostrare di essere bravi e puntare solo al risultato e alla salvezza. Se andiamo a Torino con questa mentalità, possiamo giocarcela e portare a casa qualcosa. Se la mettiamo solo sul piano tecnico, i loro valori sono alti".
La chiave, secondo il tecnico, sarà proprio questa differenza di motivazioni: da una parte giovani che cercano la vetrina personale, dall'altra una squadra che lotta per un obiettivo collettivo di sopravvivenza.
Uno dei nodi da sciogliere riguarda la sterilità offensiva della squadra, particolarmente evidente nelle partite casalinghe. Un blocco che Mancinelli attribuisce principalmente a fattori mentali.
"Come penso di ovviare? È un aspetto che ci trasciniamo da tempo, non solo degli attaccanti o esterni: è mentale. Dobbiamo tornare a produrre quantità di gioco e occasioni offensive per far girare il fattore gol a nostro favore. Basta poco: se ci facciamo il film che non faremo gol, non ne faremo. Se invece siamo convinti, faremo quelli necessari per vincere. È la cosa che conta di più. Non guardiamo la terzultima o la classifica: pensiamo a fare punti ora. Prima la Juve, poi la Torres e via via. Un pezzettino alla volta. Soprattutto in casa deve cambiare l'atteggiamento: l'aria, lo spogliatoio, il sottopassaggio. L'anno scorso le squadre arrivavano qui già con la sensazione di 1-0 per noi: c'era consapevolezza che era casa nostra. Quest'anno per timore o scelte discutibili si è perso un po'. In casa dobbiamo avere coraggio: finire '9-0' non mi interessa, ma dobbiamo fare di più. Dobbiamo tornare a vincere in casa: è una controtendenza storica pesante".
Il tecnico punta a ricostruire l'identità casalinga della squadra, quel fattore campo che nella scorsa stagione aveva rappresentato un'arma decisiva e che quest'anno si è smarrito.
Mancinelli ha tracciato la sua filosofia di gioco con parole semplici ma efficaci. Serve equilibrio tra fase difensiva e fase offensiva, tra aggressività e lucidità.
"Sono orgoglioso e contento di essere qui. Se avessi potuto stare prima, l'avrei fatto: ho rispettato le scelte. Quando c'è stato l'esonero mi sono allontanato sereno: vivo di calcio da quando ho 15 anni, capisco tutto. Ora tocca a me. Tutti gli allenatori vorrebbero 11 professori con la palla e 11 bestie senza: è impossibile, ci vuole equilibrio. Ho chiesto solidità: quando non abbiamo palla dobbiamo essere feroci per recuperarla; quando ce l'abbiamo, lucidità e coraggio per andare avanti, sfruttando le qualità offensive, sugli esterni e sugli attaccanti. Tutto qua".
Un programma chiaro, che richiederà tempo per essere assimilato ma che parte da basi concrete: intensità senza palla, qualità con il pallone, e soprattutto la consapevolezza che ogni punto può fare la differenza in una corsa salvezza sempre più serrata.