Latina, parla Condò: «Il mio futuro? Ho un contratto e voglio riportare questo club in alto»
Il direttore sportivo del Latina, Luigi Condò, ha voluto analizzare il percorso della squadra in una conferenza stampa carica di spunti e sincerità. Il primo pensiero del dirigente è stato rivolto agli affetti più cari, sottolineando il peso umano di un'annata intensa.
«Sento il bisogno di dedicare questo traguardo della salvezza a mio padre, che purtroppo è scomparso, oltre che a mia moglie e a mia figlia» ha esordito Condò, visibilmente commosso nel ricordare il sostegno ricevuto dalla città durante i momenti difficili.
«Ciò che questa piazza ha dimostrato nei confronti di mio padre resta nel mio cuore. Lo striscione e l'applauso dei tifosi della curva sono stati gesti straordinari che non potrò mai dimenticare. Mi sono reso conto di aver stretto un legame reciproco con questa gente».
Passando all'analisi prettamente sportiva, il diesse ha rivendicato con forza il valore del risultato ottenuto sul campo, paragonandolo ai successi più prestigiosi della sua carriera dirigenziale.
«Per quanto mi riguarda, questa salvezza rappresenta il mio quarto campionato vinto. È stata una stagione complessa, ma il valore di ciò che abbiamo fatto è altissimo, specialmente considerando da dove eravamo partiti e gli ostacoli incontrati».
Il dirigente ha poi posto l'accento sulla profonda trasformazione della rosa, un lavoro che ha richiesto coraggio e una visione a lungo termine per dare un'identità nuova al club nerazzurro.
«Abbiamo portato a termine ben 42 operazioni di mercato tra entrate e uscite. Il nostro obiettivo era chiaro: ringiovanire il gruppo, e infatti abbiamo abbassato l'età media di ben quattro anni. Era una sfida rischiosa perché mancava esperienza, ma il lavoro è stato notevole».
Secondo la visione di Condò, la velocità d'esecuzione nelle trattative invernali è stata la chiave di volta per evitare il tracollo e raddrizzare una situazione che rischiava di farsi pericolosa.
«Il mercato di riparazione a gennaio è stato decisivo. Abbiamo definito ogni colpo nei primi dieci giorni della sessione; se avessimo atteso oltre, oggi racconteremmo un'altra storia. I nuovi innesti, abituati a vincere in questa categoria, hanno abbracciato subito la nostra causa».
Uno dei colpi di cui il direttore va più fiero è senza dubbio quello legato a Parigi, un calciatore che ha richiesto una lunga e faticosa opera di persuasione prima di vestire la maglia del Latina.
«Ho inseguito Parigi per oltre due mesi in una trattativa davvero estenuante. Oggi è un nostro calciatore e lo considero un pilastro fondamentale: se l'intenzione è quella di creare qualcosa di solido per il futuro, non possiamo assolutamente fare a meno di lui».
Proprio sul domani, il dirigente nerazzurro ha espresso parole chiare che non lasciano spazio a troppe interpretazioni, confermando il suo legame contrattuale e la sua ambizione personale.
«Ho ancora un anno di contratto e la mia ferma volontà è quella di rimanere a Latina. Sono assolutamente convinto che in questa città ci siano le basi per costruire qualcosa di importante. Presto ci incontreremo con la proprietà per pianificare il lavoro».
Nonostante la soddisfazione per la permanenza in categoria, resta un pizzico di amarezza per come alcune competizioni avrebbero potuto concludersi con un esito differente.
«Se avessimo giocato con maggiore serenità mentale, senza l'ossessione della salvezza, il nostro campionato sarebbe stato diverso. Guardando alla Coppa Italia, resto convinto che se c’era una compagine che meritava il trofeo, quella era proprio il Latina».
A condizionare il rendimento sono stati anche fattori esterni e una serie di sfortune che hanno decimato l'organico nei momenti clou, mettendo a dura prova la tenuta del gruppo di lavoro.
«Gli infortuni ci hanno letteralmente martoriato. Ci sono stati periodi in cui dovevamo rinunciare a nove elementi contemporaneamente, tra cui sei titolari inamovibili. Inoltre, abbiamo affrontato dieci turni infrasettimanali, un carico di energie spaventoso rispetto agli avversari».
Nonostante le avversità, Condò ha tenuto a lodare l'atteggiamento dei calciatori, che non hanno mai smesso di lottare per la maglia, trovando sempre il supporto incondizionato dei propri sostenitori.
«Questa squadra ha sempre dato tutto, non ha mai tirato indietro la gamba e i tifosi lo hanno capito. Non subire contestazioni iniziali è stata la nostra prima grande vittoria. Io, d’altronde, ho una mentalità precisa: voglio vincere sempre».