L'Aquila, il duro sfogo di Baiocco dopo l'addio: «Si era rotto un equilibrio, ho fallito perché non avevo il comando»
Dopo l'ufficialità del disimpegno di Stefano Baiocco e della sua Holding dalle quote dell’Aquila 1927, l'ex presidente ha deciso di rompere il lungo silenzio che aveva caratterizzato le ultime settimane. Attraverso un messaggio accorato, l'imprenditore ha voluto chiarire le dinamiche interne che hanno portato a questa drastica separazione, non nascondendo una punta di amarezza per come si è concluso il suo percorso nel club rossoblù.
«Mi dispiace per questo momento di silenzio, non è solo dovuto ai risultati sportivi ma anche a un equilibrio che si è rotto, anche cercando di tenerlo stabile» ha esordito Baiocco, spiegando come il clima attorno alla squadra fosse diventato insostenibile. «Poi ho anche subito un inibizione e non potevo parlare, come anche altri componenti della società. Il mio silenzio è stato un senso di responsabilità».
Secondo l'ex numero uno, la scelta di non rilasciare dichiarazioni è stata dettata esclusivamente dalla volontà di tutelare l'immagine del sodalizio aquilano in un momento delicato. «La società L’Aquila 1927 merita rispetto e quindi abbiamo deciso di tenere un profilo di basso livello anche con i giornalisti» ha precisato, entrando poi nel merito delle difficoltà gestionali incontrate.
«Un altro aspetto che ha determinato questo mio non successo è stato l’avere la presidenza al 49% perché non ho avuto la governance e questo ha comportato i vari cambiamenti» ha ammesso con schiettezza, indicando nella mancanza di potere decisionale assoluto il principale ostacolo al suo progetto. Una posizione di minoranza che, a suo dire, avrebbe innescato l'instabilità tecnica.
Baiocco ha comunque voluto rassicurare l'ambiente sulla solidità finanziaria lasciata in eredità, ribadendo il suo legame viscerale con i colori della città. «I conti li ho lasciati in ordine per quello che è in mia competenza. Una cosa che mi viene dal mio cuore aquilano è che non sono riuscito a cambiare una cosa che era nelle mie corde» ha confessato l'ex presidente.
Il rammarico più grande resta legato alla frenetica girandola di professionisti che ha visto il club protagonista, una tendenza che Baiocco avrebbe voluto interrompere definitivamente. «Si è ripetuto quello che è successo nelle precedenti stagioni: 18 allenatori, direttori sportivi, ecc. Ci siamo comunque lasciati in buoni rapporti, spero sia un arrivederci e non un addio».
In chiusura, non è mancato un ringraziamento a chi lo ha sostenuto e un'analisi amara sul rendimento della rosa, ritenuto inferiore alle potenzialità iniziali. «Voglio ringraziare tutte le persone che mi sono state vicine perché sono state di supporto. Faccio un augurio a tutta la società, la squadra e i tifosi» ha dichiarato l'imprenditore prima del congedo definitivo.
«Sono dispiaciuto, avevamo creato una squadra che poteva fare tanto ma non lo ha fatto: questo è il bello del gioco» ha chiosato Baiocco, rassegnandosi al verdetto del campo che, di fatto, ha accelerato la fine della sua era alla guida del club. L'Aquila volta dunque pagina, portando con sé le riflessioni di un presidente che si è sentito limitato dal contesto societario.