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Foggia in Serie D, Pirazzini non usa mezze misure: «Una ferita profonda, non solo calcistica»

di Nicolas Lopez

Il giorno successivo alla retrocessione in Serie D, in casa Foggia si fa i conti con una realtà difficile da accettare. A prendere la parola è Gianni Pirazzini, storica bandiera rossonera, che in un'intervista rilasciata al Corriere dello Sport Puglia ha tracciato un quadro lucido e senza sconti di quanto accaduto, risalendo alle origini della crisi e delineando le condizioni necessarie per una seria ripartenza.

«La retrocessione del Foggia in D è una ferita profonda, non solo calcistica ma anche emotiva», ha dichiarato l'ex capitano, consapevole di quanto una piazza storica e passionale come quella pugliese senta il peso di una caduta nel calcio dilettantistico.

Per Pirazzini, tuttavia, sarebbe un errore cercare le cause del disastro soltanto nelle ultime settimane di campionato. Il declino, a suo avviso, affonda le radici ben più indietro nel tempo, già nei giorni della preparazione estiva: «Retrocedere non nasce adesso. Questa retrocessione nasce già da luglio scorso, quando si è cominciato il ritiro precampionato a Trinitapoli. Al mare, e non in collina. Non sto dicendo che altrove ci fossero soluzioni migliori, ma certi dettagli raccontano molto».

Un giudizio, quello dell'ex bandiera rossonera, che secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport Puglia si concentra in particolar modo sull'assenza di una struttura organizzativa solida e di una visione tecnica definita: elementi che, a suo dire, hanno condizionato in modo determinante l'intera stagione. «Nel calcio moderno non basta investire. In Serie D servono programmazione, competenza e persone che conoscano la categoria. È l'unica via vincente», ha sottolineato con nettezza.

La discesa fuori dal professionismo, nell'analisi di Pirazzini, non è solo una questione sportiva. C'è una dimensione più ampia, che tocca il tessuto sociale della città: «Sprofondare fuori dai professionisti è un problema anche sociale. Foggia vive di calcio, e quando una realtà del genere perde il professionismo ne risente tutto l'ambiente».

A chiudere l'intervista, un appello al futuro rivolto alla società e a chiunque sarà chiamato a guidare la rinascita del club: «Serve ripartire bene, con serietà e idee precise. Una piazza come Foggia non può restare a lungo in questa categoria».


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