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Due Brescia in campo? Lo scenario clamoroso che spacca la città

di Redazione Notiziario del Calcio

Il panorama calcistico bresciano si prepara a una rivoluzione senza precedenti, che potrebbe portare alla coesistenza di due realtà distinte nella prossima stagione. Da una parte si staglia l'Union Brescia sotto la guida di Giuseppe Pasini, dall'altra resiste il Brescia Calcio di Massimo Cellino, in un intreccio che vede come posta in gioco non solo il prestigio sportivo, ma anche l'eredità storica rappresentata dalla celebre "V" sulle maglie.

Le strade dei due club sembrano destinate a correre su binari paralleli ma in categorie profondamente diverse: l'Union punta alla Serie B o, nel peggiore dei casi, alla Serie C, mentre la storica società di Cellino potrebbe essere costretta a ripartire addirittura dai dilettanti della Terza Categoria. Questo sdoppiamento cittadino appare ormai come una prospettiva concreta, legata a doppio filo alle necessità finanziarie per evitare il tracollo definitivo della gestione attuale.

Dalle carte giudiziarie emerge come Cellino abbia recentemente ottenuto una boccata d'ossigeno grazie a una proroga di 120 giorni sulle misure protettive concesse dal tribunale. Fino alla metà di luglio, il club potrà beneficiare di uno scudo contro le istanze dei creditori, con l'obiettivo dichiarato di rimettere in sesto i bilanci. Il piano d'azione prevede formalmente la domanda di iscrizione a un torneo dilettantistico entro la fine di giugno 2026.

Tuttavia, il percorso per garantire la continuità del club di Cellino è disseminato di ostacoli economici non indifferenti, a partire dai circa 6,5 milioni di euro necessari per coprire i debiti sportivi legati alla matricola. Questa cifra rappresenta solo una parte di un passivo ben più ampio, stimato intorno ai 19 milioni di euro complessivi, che la società deve gestire separatamente per sperare in una ripartenza, seppur dal gradino più basso del calcio italiano.

In questo complesso scacchiere finanziario si inserisce l'offerta avanzata dall'Union Brescia di Pasini, che potrebbe fornire la liquidità vitale per le casse di Cellino. La proposta, formalizzata all'inizio di aprile, ammonta a poco più di 630 mila euro e riguarda l'acquisizione di un intero ramo d'azienda, includendo i trofei, i canali digitali, l'archivio storico e, soprattutto, i diritti sulla proprietà intellettuale e sull'iconico simbolo grafico della divisa.

A completare l'operazione c'è sul piatto un ulteriore esborso di 100 mila euro destinato a rilevare il marchio storico dalla Brescia Service, la vecchia controllante ormai fallita. Sebbene la cifra totale superi i 700 mila euro, i tempi tecnici per concludere l'affare restano un'incognita: l'esperto incaricato ha già avvertito il tribunale che la scadenza originaria del 31 maggio non potrà essere rispettata, rendendo inevitabile un rinvio della chiusura definitiva.


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