Dolomiti Bellunesi, da raccattapalle al gol da professionista. Cossalter: «Grande privilegio»
Ci sono gol che valgono una vittoria, altri che aprono stagioni, alcuni che entrano nei libri di storia. E poi ci sono quelli che portano con sé un peso diverso, fatto di emozioni stratificate nel tempo, di percorsi personali che si intrecciano con i luoghi dell'infanzia. È questo il caso della rete messa a segno da Thomas Cossalter domenica scorsa allo stadio Zugni Tauro di Belluno, durante la sfida di Serie C tra Dolomiti Bellunesi e Lecco, conclusasi 1-4 per gli ospiti.
Il risultato finale ha sancito una sconfitta pesante per la formazione di casa, ma il nome di Cossalter sul tabellino dei marcatori racconta una storia che va oltre i novanta minuti di gioco. Perché quel numero 7 con la fascia di capitano al braccio non è sempre stato protagonista su quel terreno di gioco. Anni fa, lo stesso atleta percorreva la linea laterale dello Zugni Tauro indossando la pettorina da raccattapalle, durante le partite di Eccellenza della Feltrese. Un bambino che osservava l'azione dall'esterno, recuperava palloni e sognava, probabilmente senza immaginare che un giorno sarebbe tornato in quello stesso impianto nelle vesti di capitano e autore del suo primo gol nel calcio professionistico.
«È un gol che lascia un po' il tempo che trova, se vogliamo "inutile"», ha dichiarato Cossalter al termine dell'incontro, con il pragmatismo di chi sa distinguere tra il valore statistico di una marcatura e il suo significato intimo. «Ma è innegabile che mi faccia piacere aver segnato proprio qui, allo Zugni Tauro. Una piccolissima soddisfazione me la sono tolta».
Le parole del centrocampista bellunese tradiscono una consapevolezza rara, quella di chi conosce la differenza tra un traguardo sportivo e un traguardo personale. Il gol realizzato domenica scorsa non ha cambiato le sorti della partita, non ha portato punti in classifica, eppure ha assunto un valore simbolico significativo. Lo Zugni Tauro rappresenta per Cossalter molto più di un semplice stadio: è il luogo della memoria sportiva, della formazione calcistica, del legame con il territorio.
«Ne ho parlato pure con mio fratello Alex. Pensare di giocare la Serie C in questo territorio, per di più da capitano, è un grande privilegio», ha aggiunto il giocatore, sottolineando l'importanza di rappresentare la propria terra nel campionato professionistico. Una dimensione, quella provinciale, che in questo caso non diventa limite ma punto di forza, identità da rivendicare con orgoglio. Il percorso di Cossalter si configura come un esempio di radicamento territoriale in un mondo, quello del calcio moderno, spesso caratterizzato da carriere nomadi e sradicamenti continui.
Il contesto in cui si è consumata questa particolare rete ha reso il momento ancora più significativo. Sugli spalti dello Zugni Tauro, la Brigata Piave ha sostenuto la squadra per tutti i novanta minuti, creando un'atmosfera di grande partecipazione nonostante l'andamento sfavorevole della gara. «I tifosi ci sostengono continuamente – sottolinea Cossalter – e rendono meravigliosa l'atmosfera. Non smetteremo mai di ringraziarli».
Proprio il sostegno del pubblico ha amplificato il rammarico per la sconfitta. La presenza di una cornice di pubblico importante, in uno stadio che ha dovuto affrontare lavori di adeguamento per ospitare il calcio professionistico, ha reso ancora più amaro il risultato finale. «Mi dispiace tantissimo per questa sconfitta, arrivata con una cornice di pubblico così bella. So quante persone abbiano lavorato dietro le quinte per adeguare lo stadio al professionismo. Avrei voluto regalare loro una gioia. Il calcio, però, è anche questo», ha spiegato il capitano, riconoscendo l'impegno organizzativo che ha permesso alla Dolomiti Bellunesi di disputare le partite casalinghe in un impianto a norma.
L'adeguamento dello Zugni Tauro agli standard richiesti per il campionato di Serie C rappresenta infatti un investimento importante per il territorio, frutto del lavoro di numerose persone che operano lontano dai riflettori. La sconfitta interna ha quindi assunto una valenza particolare proprio per la delusione di non aver potuto ripagare questo impegno con un risultato positivo sul campo.
Nonostante il dispiacere per la prestazione della squadra, rimane l'immagine di Cossalter che esulta sotto la tribuna che lo ha visto crescere, prima come spettatore speciale a bordo campo e poi come protagonista. Un'immagine che non cancella il passivo di tre reti, ma che offre una prospettiva diversa sulla giornata, caricandola di un significato che trascende il mero dato sportivo.
«Ora dobbiamo dimenticare lo scivolone il prima possibile e guardare avanti», ha affermato il numero 7 della Dolomiti Bellunesi, mostrando la mentalità necessaria per affrontare la continuità del campionato. Il calendario non concede pause per soffermarsi sui rimpianti: domenica 25 gennaio la squadra guidata da Andrea Bonatti sarà infatti impegnata in trasferta sul campo dell'Alcione Milano, in una sfida che richiederà la massima concentrazione.
Il percorso della Dolomiti Bellunesi nel girone di Serie C procede quindi tra difficoltà e momenti di soddisfazione personale, in un equilibrio delicato che caratterizza le realtà provinciali del calcio professionistico. La presenza di giocatori del territorio come Cossalter, capaci di incarnare il legame tra squadra e comunità locale, rappresenta un valore aggiunto che va oltre i risultati immediati.
La storia del capitano bellunese offre uno spaccato interessante sul calcio dei territori, quello fatto di percorsi di crescita radicati nei vivai locali, di ritorni carichi di significato, di stadi che diventano luoghi della memoria prima ancora che del presente. In un'epoca in cui il calcio professionistico tende sempre più verso una dimensione globale e standardizzata, episodi come quello dello Zugni Tauro ricordano l'importanza delle radici, dell'appartenenza, del legame profondo con i luoghi dell'infanzia sportiva.
Il primo gol tra i professionisti di Thomas Cossalter rimarrà quindi nella sua memoria personale come un momento speciale, indipendentemente dal risultato finale della partita. Un cerchio che si chiude, riportando l'ex raccattapalle sul palcoscenico dove tutto è cominciato, questa volta con la fascia di capitano e la responsabilità di guidare una squadra nel difficile campionato di terza serie nazionale.