Cittadella, il presidente Gabrielli: «È deprimente andare in certi stadi, ma dobbiamo restare protagonisti».
Il massimo dirigente del Cittadella, Andrea Gabrielli, intervenuto ai microfoni di trivenetogol a conclusione dell’annata sportiva, ha voluto analizzare con estrema lucidità la situazione attuale del club, invitando tutto l’ambiente a mantenere un atteggiamento propositivo nonostante le difficoltà incontrate: «Non dobbiamo considerare questo momento soltanto in termini negativi».
Gabrielli ha poi proseguito il suo intervento sottolineando come il ritorno in terza serie rappresenti una realtà con la quale la società deve confrontarsi, ricordando che il passato recente aveva abituato la piazza a dinamiche differenti: «Non ci ricordavamo quasi più di quello che è la Serie C. L’ultima volta eravamo risaliti subito dopo la retrocessione, ma è un’eccezione, non è la regola».
Il presidente ha voluto chiarire che l’assenza di proclami eclatanti non deve essere confusa con una mancanza di obiettivi a lungo termine, ribadendo che il club intende proseguire lungo il solco della propria filosofia gestionale consolidata negli anni: «Non è che non abbiamo ambizione, ma dobbiamo esserlo un po’ a modo nostro».
Entrando nel merito del contesto ambientale che la squadra si troverà ad affrontare, il numero uno del sodalizio veneto non ha nascosto un pizzico di amarezza riguardo alle condizioni degli impianti sportivi che caratterizzano la categoria, guardando però già oltre: «È deprimente a volte andare in certi stadi, ma quando indosseremo questo abito non dobbiamo pensare che sia domani, sicuramente ci permetterà di ambire in prospettiva futura a qualcosa di importante».
Infine, Gabrielli ha richiamato tutti alla massima concretezza, avvertendo sui pericoli derivanti da aspettative distorte o fuori fuoco, che potrebbero compromettere la stabilità del progetto tecnico e societario: «Serve realismo, nel calcio non deve mancare mai, altrimenti si rischia di entrare in meccanismi deleteri e dannosi. Vogliamo restare protagonisti col nostro modo di ragionare».