Cavese, l'urlo del DG Filippi contro il divieto di trasferta: «Ci sentiamo beffati, ora basta: ricorso immediato al TAR»
Il Direttore Generale della Cavese, Clemente Filippi, ha espresso profonda amarezza ai microfoni di Cavese Supporters in merito all'imminente ufficializzazione del divieto di trasferta per la sfida contro il Crotone. Secondo il dirigente, la conferma del provvedimento dovrebbe giungere a ore, rappresentando l'ennesima mazzata per una piazza che quest'anno non ha ancora potuto seguire la squadra lontano dalle mura amiche.
«Questo provvedimento sa ancora più di beffa rispetto alle volte precedenti, perché la Cavese è l’unica società in Italia a non aver avuto finora nemmeno una trasferta a disposizione per il proprio pubblico», ha dichiarato Filippi, sottolineando come l'ultima volta che i sostenitori metelliani hanno potuto viaggiare risalga ormai a più di un anno fa, in occasione del match di Avellino.
La motivazione addotta dall'Osservatorio riguarderebbe la sicurezza stradale, ipotizzando rischi di scontri tra le tifoserie di Cavese, Catania e Cosenza lungo le arterie autostradali. Il Direttore ha però precisato che la società non intende restare a guardare, avendo già ricevuto mandato dal presidente Lamberti per opporsi legalmente non appena le ragioni del verdetto saranno messe nero su bianco.
«Ci opporremo presentando un ricorso immediato, non appena ci verranno fornite le motivazioni ufficiali della decisione che confermerà questo verdetto», ha annunciato con fermezza il dirigente. Filippi ha inoltre fatto presente che oltre centocinquanta sostenitori avevano già provveduto all'acquisto del tagliando, fiduciosi di poter finalmente tornare a incitare i propri colori fuori casa.
Il DG ha definito inaccettabile il fatto che decisioni già prese vengano ribaltate a meno di quarantotto ore dall'inizio dell'incontro, penalizzando sistematicamente la tifoseria cavese. Secondo la sua visione, il pericolo di incontri tra gruppi organizzati è una variabile costante in un sistema autostradale aperto costantemente, e non può diventare l'unico criterio per vietare lo sport.
«Fermare una tifoseria – o più tifoserie – significherebbe dover fermare tutti i campionati, perché il rischio di incontrarsi esiste ogni giorno, considerando che le autostrade sono aperte h24», ha spiegato Filippi, aggiungendo che la società ha sempre cercato il dialogo con le istituzioni locali per migliorare la gestione dell'ordine pubblico, come dimostrato dai lavori nel settore Distinti.
Il dirigente non ha nascosto che la notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno, proprio mentre l'ambiente si preparava a celebrare questo ritorno alla normalità. C'è un forte senso di ingiustizia nelle sue parole, specialmente per la disparità di trattamento che la società percepisce rispetto ad altre realtà del panorama calcistico nazionale.
«C’è grande amarezza per quanto accaduto nelle ultime ore, ma anche una forte volontà, da parte dell’avvocato Lamberti, di fare giustizia, perché riteniamo questa decisione un’ingiustizia inaccettabile», ha ribadito Filippi, evidenziando come neanche le lunghe distanze geografiche sembrino placare la scure dei divieti preventivi.
Il DG ha poi toccato il tema della responsabilità individuale, sostenendo che esistono strumenti legislativi per colpire chi commette reati senza dover necessariamente punire un'intera collettività. Per Filippi, togliere la cornice dei tifosi agli stadi rappresenta un atto che mortifica profondamente l'essenza stessa della competizione sportiva.
«Se la colpa è di pochi, perché deve essere punita un’intera comunità?», si è chiesto polemicamente il dirigente, ponendo l'accento anche sul pesante danno economico che queste restrizioni comportano. La Cavese, infatti, subisce perdite rilevanti non solo in trasferta, ma anche per la capienza ridotta del proprio settore ospiti allo stadio Lamberti.
Secondo i calcoli esposti, le restrizioni che limitano a cinquecento i posti per i tifosi avversari portano a una perdita stimata di circa settantamila euro a stagione in mancati incassi. «Per una società che fa della sostenibilità il proprio cavallo di battaglia, è un colpo significativo», ha rimarcato Filippi, evidenziando come ogni biglietto non venduto pesi sul bilancio del club.
In conclusione, il Direttore Generale ha annunciato che la questione verrà portata all'attenzione del presidente della Lega, Marani, pur sapendo che il potere d'intervento di quest'ultimo è limitato rispetto alle decisioni dell'autorità di pubblica sicurezza. L'unica vera speranza per ribaltare la situazione rimane dunque legata alla battaglia legale.
«Dovremo affidarci al ricorso che presenteremo domani. Si sarebbe potuto programmare diversamente il calendario, facendo giocare alcune partite il mercoledì e altre il giovedì», ha suggerito Filippi, puntando il dito anche contro l'organizzazione dei calendari. Il pensiero finale è andato ai lavoratori che, per la Cavese, avevano già organizzato turni e ferie, vedendosi ora privati di un diritto acquisito.