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Catania, tra vetta sfumata e nuovi obiettivi: il punto sulla cinque giorni campana

di Stefano Sica

Alla fine la montagna ha partorito il topolino. Il Catania esce a testa alta dalla tanto attesa spedizione campana ma, con un solo punticino conquistato su sei disponibili, è costretto a congedarsi almeno temporaneamente da qualsiasi sogno di grandezza. Quanto l'esito infausto della doppia trasferta di Salerno e Benevento impatterà sulla tenuta psicologica del gruppo, ce lo diranno le prossime settimane. Il rischiò c'è e va evitato. Anche un virtù di ciò, per Toscano la sfida più difficile arriva adesso: rimotivare la squadra, conferirle nuovi obiettivi, farle comprendere che si può ripartire dalle due prestazioni sontuose assicurate all'Arechi e al Vigorito. Affinché entri nella testa di tutti un concetto semplice: certi valori non si sono evaporati d'incanto, ma mantengono la loro attualità e bisogna coltivarli. E poi ci sono un secondo posto da blindare e un play-off da preparare al meglio. Magari avendo come bussola il cammino tortuoso ma veemente di due deluse dello scorso campionato (Ternana e Pescara) che sono giunte a giocarsi un duello rusticano per la cadetteria nella post season dopo essersi fatte beffare dalla meno quotata Virtus Entella.

Insomma, in Campania "mancò la fortuna e non il valore", per ripescare un motto del secolo scorso. E chi si aspettava un Catania dimesso e sottomesso anche per un rendimento da trasferta non esaltante, ha sbagliato completamente le sue previsioni. Poi restano i dati, certo. Nudi e crudi. Quelli non si possono discutere. E dicono che i rossoazzurri questo campionato lo hanno perso principalmente fuori dal "Massimino" e che, per quanto il campo non abbia premiato lo sforzo commovente di Quaini e compagni nella cinque giorni campana, il destino del Catania si è deciso altrove. E in altri tempi.

Bene: nelle 15 gare disputate finora in trasferta, il Catania vanta una media di poco più di un punto a partita ed è addirittura ottavo nella speciale graduatoria contro i due punti del Benevento che conferma una leadership assoluta anche fuori dal Vigorito. Lo scorso anno, dopo 15 sfide, il vittorioso Avellino poteva ostentare una media trasferta di oltre un punto e mezzo a partita. Numeri che non lasciano spazio ad interpretazioni. Un curriculum col quale non si può pensare minimamente di arrivare fino in fondo. Anche per questo, consolidare il secondo posto in chiave play-off diventa una necessità prima ancora che l'approdo in una mera comfort zone. Si riparte da qualche certezza: la fase difensiva e di non possesso, per esempio, sembra in crescita. Sono più evidenti certi equilibri raggiunti nella compattezza di squadra. Il Catania visto a Salerno e Benevento ha rischiato relativamente poco, imponendo persino una superiorità tattica ed organizzativa che soprattutto nelle due riprese ha vissuto la sua massima intensità. Si è finalizzato poco ma ci si attende anche il pieno recupero di Forte (oggi se ne sente effettivamente la mancanza) e Rolfini. Anche dal punto di vista fisico la condizione generale appare buona come le prestazioni all'arma bianca sfoderate dopo l'intervallo hanno potuto appurare. Bruzzaniti e Di Noia si stanno inserendo in maniera sempre più produttiva negli schemi di Toscano, semmai è da Jimenez che ci si attenderebbe più incisività e continuità. La sua classe non è in dubbio, ma gli serve alzare il livello dal punto di vista della concretezza e della lucidità.

Sfumata virtualmente la vetta, questo Catania può finalmente affrancarsi da pressioni esterne e pesi psicologici, rimettendosi in moto con una rinnovata libertà mentale. Nulla è perduto. Bisogna crederci sempre, tutti. Perché la strada è ancora lunga e il percorso affascinante. Sotto questo aspetto, non smetteremo mai di lanciare messaggi positivi. Ecco, servirà quell'unione di intenti ammirata successivamente all'ingiustizia perpetrata per l'ennesima volta ai danni dei tifosi rossoazzurri. Effetti di un sistema guasto, nel quale i soggetti politici, amministrativi e dirigenziali non comunicano tra loro e al limite preferiscono scaricare oneri e responsabilità per giustificare il corto circuito che ne devasta la filiera. E poco importa che i tifosi restino relegati a semplici clienti consumatori ai quali si può persino somministrare la polpetta avvelenata di una lesione economica. L'assenza in segno di solidarietà dell'entourage etneo al Vigorito si è sentita, eccome. E ha urlato più di tante chiacchiere al vento.


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