Serie B, vivaio e sostenibilità: il calcio del futuro si costruisce oggi
Il futuro del calcio italiano passa dai giovani. È questo il messaggio emerso con forza dal convegno "L'importanza umana nel calcio: il ruolo del vivaio come leva di sviluppo e sostenibilità", svoltosi a Coverciano con la partecipazione di allenatori, dirigenti, esperti del settore e protagonisti del calcio italiano.
Ad aprire i lavori è stato Paolo Bedin, presidente della Lega Serie B, che ha inquadrato la questione in termini tanto culturali quanto economici: "La Serie B cerca di assolvere tanti compiti, formativo e di filiera: bisogna investire sui giovani perché ciò costa meno e al tempo stesso porta ricavi e risultati e permette un incremento patrimoniale dei club". Una visione che colloca il campionato cadetto al centro di un sistema virtuoso, capace di generare valore sportivo e finanziario attraverso la valorizzazione dei talenti emergenti.
I dati presentati nel corso del convegno offrono uno spaccato significativo e, per certi versi, sorprendente. Nella stagione in corso, ben 43 calciatori militanti in Serie B sono stati convocati nelle rappresentative azzurre Under 18, 19, 20 e 21. I tesserati under 23 ammontano a 265, una cifra che colloca il campionato italiano al di sopra delle seconde divisioni di Francia e Spagna (196), Germania (156) e Inghilterra (153).
Ancora più eloquente il dato relativo agli Under 21: 240 i tesserati, di cui 187 italiani e 108 effettivamente impiegati in campo. La media europea nelle seconde divisioni si ferma a 66 presenze per questa fascia d'età, un raffronto che restituisce alla Serie B un ruolo di avanguardia nel panorama continentale.
Tra le voci più ascoltate, quella di Andrea Barzagli, campione del mondo 2006 oggi impegnato nello staff tecnico della Nazionale Under 21. L'ex difensore ha invitato a riflettere su un equilibrio delicato, quello tra pretese di risultato e spazio alla crescita individuale: "Bisogna aiutare i ragazzi a crescere ma dobbiamo anche permettergli di sbagliare. Negli anni il calcio è cambiato, ora si punta molto sull'aspetto fisico e tecnico, ma non vanno mai smessi di cercare il talento e la qualità che anche nel torneo cadetto non mancano".
Il tema della mentalità è stato al centro degli interventi di Massimiliano Favo, commissario tecnico dell'Under 18, e di Luigi Milani, supervisore dell'Italia Under 14, che hanno concordato sulla necessità di adottare un approccio meno ansioso nei confronti del risultato immediato.
Favo ha portato un esempio concreto per illustrare il divario culturale con l'estero: "Altrove sono meno legati ai risultati di noi. Basti pensare che nell'ultima gara nel Borussia Dortmund hanno giocato titolari due nostri ragazzi e un altro era in panchina, in Como-Napoli c'erano in campo solo due elementi italiani". Un confronto impietoso, che evidenzia come i talenti italiani trovino spesso più spazio e fiducia in altri contesti europei che nel campionato domestico.
Milani ha scelto invece di ragionare dalle radici: "Dobbiamo innanzitutto far innamorare i bambini al gioco del calcio". Una priorità apparentemente semplice, ma che rimanda a una questione strutturale: la necessità di ricostruire un rapporto autentico tra le nuove generazioni e il gioco, prima ancora che con la competizione.
Il convegno ha offerto anche la prospettiva di chi lavora quotidianamente nell'identificazione e nella gestione dei giovani talenti. Pasquale Sensibile, con una lunga carriera come responsabile dello scouting alla Juventus e al Paris Saint-Germain, oggi direttore sportivo del Kas Eupen, ha sollevato una questione centrale: "Il talento in Italia c'è sempre stato e sempre ci sarà ma ci manca il coraggio dell'ultimo step. E per valutare giovani talenti non possiamo affidarci solo all'algoritmo". Un avvertimento contro la deriva tecnologica e la standardizzazione dei criteri di valutazione, che rischia di sacrificare la componente intuitiva e umana dello scouting tradizionale.
Dal contesto della Premier League è arrivato il contributo di Antonio Tramontano del West Ham, che ha sottolineato come il club londinese — e più in generale il calcio inglese — adotti una filosofia selettiva che va oltre la sfera puramente atletica: "In Premier puntano molto sulla selezione non soltanto riguardo ai calciatori ma anche a chi lavora con essi". Un approccio olistico, che considera determinante la qualità di tutto l'ambiente formativo, non solo dei giocatori.
Alessandro Frara, responsabile del settore giovanile del Frosinone, ha espresso con nettezza la propria posizione: "Dobbiamo credere nei giovani, è l'unica strada per cercare di risollevare le sorti del calcio italiano". Una dichiarazione che suona quasi come un appello al sistema, chiamato a compiere scelte coraggiose e strutturali.
Sulla stessa lunghezza d'onda anche Davide Succi e Federico Bargagna, responsabili dei settori giovanili di Cesena ed Empoli, che hanno ribadito senza esitazioni: "Tanti ragazzi del vivaio sono pronti per giocare". Un messaggio diretto ai club di categoria superiore: il serbatoio esiste, occorre attingere con maggiore determinazione.
Il convegno si è chiuso con uno sguardo al futuro istituzionale. Il presidente Bedin ha sintetizzato la direzione verso cui la Lega intende muoversi: "Il tema della valorizzazione dei giovani è centrale per la nostra Lega e le nuove normative andranno a rafforzare il loro utilizzo nel nostro campionato verso cui l'interesse è sempre più in crescita: bisogna quindi impegnarci per rinforzare questo trend".
In questa prospettiva si inseriscono le istanze che la Lega Serie B intende presentare al nuovo presidente federale: sostenibilità economica, potenziamento delle infrastrutture, riforme normative, una più efficace valorizzazione dei giovani italiani e, non da ultimo, una soluzione al problema del turnover tra retrocesse e neopromosse. Quest'ultimo aspetto, spesso sottovalutato nel dibattito pubblico, viene identificato come un ostacolo concreto alla progettualità dei club, che si trovano a costruire e smantellare rose in continuazione senza poter sviluppare percorsi di crescita stabili.
La Serie B si propone dunque come laboratorio e motore del calcio italiano, un campionato che non si limita ad essere anticamera della massima serie ma che ambisce a svolgere una funzione formativa e identitaria più profonda. I numeri e le voci raccolte a Coverciano disegnano un ecosistema con potenzialità concrete — a patto che il sistema, nel suo insieme, trovi il coraggio di fidarsi dei propri giovani.