Serie B, Bedin traccia il bilancio: «Un campionato storico, sette giocatori in Nazionale è un riconoscimento straordinario»
Con il fischio finale della stagione cadetta, arrivato venerdì 29 maggio e accompagnato dalla promozione del Monza in Serie A conquistata attraverso i playoff, il presidente della Lega Serie B, Paolo Bedin, è intervenuto ai microfoni di Radio Anch'io per tracciare un bilancio complessivo del campionato appena concluso e affrontare alcune delle questioni più dibattute nel panorama calcistico italiano.
Tra i dati che più hanno caratterizzato questa stagione figura la presenza di sette giocatori provenienti dalla Serie B nella Nazionale maggiore, un primato che Bedin ha voluto sottolineare con evidente soddisfazione: "C'è grande soddisfazione per questo fatto storico, i tanti giocatori di B in Nazionale: è un motivo di riconoscimento del ruolo del campionato e anche di incoraggiamento per spronarci ulteriormente nel dare fiducia e spazio a questi ragazzi".
Un segnale che, secondo il numero uno della Lega cadetta, va letto come conferma della centralità del torneo nel processo di formazione dei calciatori italiani. A ciò si aggiunge un altro elemento statistico di rilievo: "Il nostro è un torneo che conferma la sua caratteristica di equilibrio e incertezza, forse quest'anno anche di più dal momento che era dal 1977 che contemporaneamente alla penultima giornata non avevamo nessuna promossa ma nemmeno nessuna retrocessa".
Una circostanza che testimonia quanto la competizione sia rimasta aperta fino alle ultime battute, rendendo questa edizione una delle più equilibrate degli ultimi decenni.
Grande attenzione è stata riservata alla fase dei playoff, che ha incoronato il Monza ma ha visto protagonista anche il Catanzaro, capace di animare la corsa fino all'ultimo istante utile. Bedin non ha lesinato elogi alle squadre coinvolte: "Hanno regalato spettacolo, complimenti ai vincitori ma anche al Catanzaro che ha disputato un playoff straordinario e tenuto vivo il risultato fino all'ultimo".
Sul formato della competizione post-stagione regolare, il presidente ha espresso una posizione di sostanziale continuità, pur aprendo a possibili correttivi: "La formula va mantenuta, con alcune riflessioni sul tema dei punti di distacco, ma è giusto premiare chi nella regular season ha fatto più punti". Un principio meritocratico, dunque, che rimane il cardine attorno al quale costruire eventuali aggiustamenti futuri.
L'intervista ha toccato infine il tema delle imminenti elezioni per la presidenza della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Bedin ha chiarito che la Lega B ha già espresso un orientamento insieme ad altre componenti del sistema, ma ha voluto spostare l'attenzione su ciò che verrà dopo il voto: "Noi, assieme ad altre componenti, abbiamo espresso un orientamento ma, oltre quello che sarà il presidente, dovremo essere in grado dal giorno dopo di poter lavorare all'interno del Consiglio Federale per dare risposte ai problemi del nostro calcio".
Tre le priorità indicate dal presidente della Lega B. La prima riguarda la valorizzazione dei giovani: "la valorizzazione dei giovani dal punto di vista tecnico, con meccanismi premiali per permettere a questi giocatori di fare esperienza di alto livello". La seconda chiama in causa la sostenibilità economica dei club: "la sostenibilità economico-finanziaria, perché i club devono liberare risorse per gli investimenti sugli asset strategici che sono il vivaio, le infrastrutture e la qualità del management". La terza, infine, riguarda la struttura stessa dei campionati: "una riflessione sulla riforma dei campionati per dare sostenibilità e maggiori certezze al sistema".
Su quest'ultimo punto, Bedin ha voluto sgombrare il campo da interpretazioni riduttive: "Non è un tema di numero di squadre, sarebbe troppo semplicistico ma di sostenibilità e di filiera. Ognuno deve avere una propria funzione, la B e la C hanno quella della valorizzazione del talento, la A di prodotto di vertice. Dobbiamo definire i ruoli che ogni categoria deve ricoprire all'interno di un sistema piramidale e capire, con le risorse a disposizione, come organizzare i rispettivi format".
Una visione organica del calcio italiano, dunque, che guarda oltre il singolo campionato e punta a ridefinire le responsabilità di ciascuna categoria all'interno di una filiera coerente e sostenibile.