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Reggiana, Dionigi ammette: «Si era appesantito tutto per colpa degli scontenti»

di Redazione Notiziario del Calcio

Il sipario sul mercato di riparazione si è appena chiuso e per la Reggiana sembra essere iniziata una cronaca del tutto inedita. Mister Dionigi, intervenuto con la consueta schiettezza in conferenza stampa, non ha nascosto che le ultime settimane sono state segnate da una profonda metamorfosi, necessaria per scuotere un ambiente che stava rischiando di scivolare in un pericoloso torpore. Il tecnico ha ammesso senza giri di parole che «queste nuove facce ci hanno dato anche un po’ più di vivacità e di brio», sottolineando come l'aria che si respira oggi nello spogliatoio sia decisamente più leggera rispetto a quella di qualche tempo fa.

Analizzando il lavoro svolto dalla società, l'allenatore ha voluto fare una distinzione netta tra i profili approdati in maglia granata. Non tutti i nuovi arrivi sono allo stesso punto della condizione atletica: ci sono giocatori che arrivano da percorsi di emarginazione nei club di appartenenza e altri che, pur avendo giocato meno, si sono sempre allenati con il gruppo. La sfida dello staff tecnico, ora, è quella di gestire queste risorse con estrema cautela per evitare contrattempi fisici. Dionigi ha precisato che «la bravura adesso deve essere quella di metterli nelle condizioni di giocare quando possono reggere almeno un'ora di partita».

Un passaggio fondamentale della sua disamina ha riguardato l'addio di alcuni elementi che non facevano più parte integrante del progetto tecnico ed emotivo. Il mister ha confessato che, prima della sosta natalizia, si era percepito un calo di tensione e un mutamento negli atteggiamenti che ha finito per riflettersi inevitabilmente sui risultati del campo. «Si era un po’ appesantito tutto per tante vicissitudini, tra chi era scontento e chi è andato via in certi modi», ha spiegato il tecnico, evidenziando come la pulizia effettuata nella rosa serva proprio a ritrovare quella coerenza di gruppo che è alla base di ogni impresa sportiva.

Sul fronte dei singoli, l'attenzione si è spostata su Cedric Gondo, tornato finalmente al gol nell'ultimo turno. Per Dionigi non si è trattato di un semplice colpo di fortuna, ma del frutto di una pressione alta studiata meticolosamente durante la settimana. Il tecnico ha speso parole di grande stima per l'attaccante, definendolo «un ragazzo molto sensibile che, nel momento in cui sente la fiducia, la ripaga smisuratamente con l'impegno». È proprio da questa dedizione che la Reggiana vuole ripartire per affrontare un calendario che non ammette ulteriori distrazioni.

In vista della difficile trasferta contro il Catanzaro, Dionigi ha mostrato grande rispetto per l'avversario, descrivendolo come una squadra con un'identità di gioco precisa e molto qualitativa. Nonostante il periodo complicato dei calabresi, il mister sa che servirà la migliore versione della sua Reggiana per strappare punti in uno stadio caloroso come il Ceravolo. «Dobbiamo continuare sulla striscia delle ultime prestazioni», ha ammonito, ricordando come anche nelle sconfitte o nel pareggio contro la Juve Stabia, la squadra abbia dimostrato di poter giocare alla pari contro chiunque.

La gestione di una rosa ampia non spaventa il tecnico, che anzi vede nella concorrenza interna un volano per la crescita collettiva. La chiarezza nei rapporti e la coerenza nelle scelte saranno i binari su cui si muoverà la gestione tecnica da qui alla fine del campionato. «Inizia un percorso nuovo, quasi un nuovo torneo», ha dichiarato con fermezza Dionigi, consapevole che i 21 punti attualmente in classifica non sono sufficienti per dormire sonni tranquilli e che la media punti dovrà necessariamente essere alzata attraverso gli scontri diretti che attendono i granata.

Infine, un pensiero è andato al rapporto con la proprietà e alla fiducia incassata dal patron Amadei. Dionigi ha ribadito di non essere un allenatore che cerca lo scontro, ma un professionista moderato che lavora in totale sintonia con le direttive aziendali. Il suo obiettivo primario resta la valorizzazione del materiale umano a disposizione e la salvezza della categoria, un traguardo che passa necessariamente per la compattezza di un gruppo che, a suo dire, ha raccolto molto meno di quanto avrebbe meritato per quanto espresso sul rettangolo verde.


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