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Pescara, Sebastiani rompe il silenzio: «Sono 18 anni che ho un progetto, ho la coscienza a posto»

di Redazione Notiziario del Calcio

Il presidente del Pescara, Daniele Sebastiani, ha deciso di uscire allo scoperto dopo il silenzio seguito alla sconfitta interna contro il Catanzaro, offrendo un’analisi approfondita del momento critico che sta attraversando la squadra. Attraverso le colonne de Il Centro, il massimo dirigente biancazzurro ha ribadito con forza la sua convinzione riguardo alla possibilità di mantenere la categoria, sottolineando come nulla sia ancora perduto nonostante la classifica attuale sia tutt'altro che rassicurante.

«Crediamoci come prima della gara di martedì, perché i punti a disposizione sono ancora moltissimi e il traguardo è ampiamente alla portata» ha dichiarato Sebastiani, pur ammettendo la necessità di cambiare marcia immediatamente. Il presidente ha evidenziato come, dopo un ciclo di quattro sfide complicate, il calendario offrirà nove turni finali sulla carta più agevoli, che potrebbero rappresentare la chiave per la permanenza in Serie B. La fiducia del club rimane totale anche nei confronti della guida tecnica, smentendo categoricamente l'ipotesi di un ultimatum.

«Siamo assolutamente convinti che Giorgio Gorgone possa essere il profilo ideale per tirarci fuori da questa situazione complicata» ha affermato con decisione, spiegando come, nonostante una media punti non eccelsa, con l'attuale allenatore si sia vista una formazione decisamente più vitale rispetto al passato. Sebastiani si è detto anche certo della bontà delle operazioni di mercato concluse a gennaio, convinto che i nuovi innesti siano pronti per dare un contributo immediato, fatta eccezione per Lorenzo Insigne, il quale sta ancora lavorando per ritrovare la forma migliore pur possedendo una classe cristallina.

Proprio sulla gestione della rosa e sulle recenti scelte tattiche, il presidente ha difeso l'autonomia del mister, commentando con filosofia l'esperimento di Olzer nel ruolo di centravanti. «L'allenatore ha preso quella decisione e se lui stesso l'ha definita folle, significa che ha tratto i suoi insegnamenti; tuttavia il secondo tempo non è stato negativo, siamo stati penalizzati da gol regalati proprio quando sembravamo poter rientrare in partita» ha osservato Sebastiani, precisando che non si è trattato affatto di una bocciatura per gli altri attaccanti in rosa, ma di una semplice lettura tattica della sfida.

Il clima attorno alla società resta però pesante, con una contestazione che spesso mira direttamente alla figura presidenziale mentre risparmia la squadra. «È una dinamica che si ripete: se si vince il merito è di tecnici e giocatori, se si perde la colpa ricade su di me. Io sono diciotto anni che porto avanti un progetto e mi sento a posto con la coscienza» ha ribattuto il patron, respingendo al mittente le critiche di chi vorrebbe investimenti folli che potrebbero minare la stabilità economica del sodalizio pescarese.

Sebastiani non ha usato giri di parole per rispondere ai detrattori più accesi, sottolineando la sua volontà di preservare il futuro del club a ogni costo. «Faccio tutto ciò che è nelle mie possibilità e non metterò certo in pericolo la continuità aziendale per assecondare i leoni da tastiera o chi viene allo stadio senza pagare il biglietto e si permette pure di contestare» ha aggiunto con amarezza, ribadendo che per lui la serie cadetta resta un patrimonio vitale che verrà difeso finché ci sarà un filo di speranza, agendo con la stessa passione che anima i sostenitori più autentici.

Riflettendo sugli errori del passato, il dirigente ha individuato nella scelta estiva post-Baldini il peccato originale di questa stagione travagliata. «Siamo partiti svantaggiati e probabilmente abbiamo sbagliato a puntare su un allenatore che ha stravolto completamente la filosofia di gioco dell'anno precedente; avremmo dovuto cercare subito un profilo adatto al 4-3-3» ha ammesso con onestà, portando l'esempio della continuità tattica del Catanzaro come modello vincente da seguire per il futuro.

Infine, il presidente ha rivelato di essere in costante contatto con due figure iconiche del calcio pescarese, Marco Verratti e Lorenzo Insigne, entrambi profondamente coinvolti nelle sorti della squadra. «Ci confrontiamo ogni giorno e anche loro sono convinti che la salvezza sia fattibile; Lorenzo sta cercando di caricare il gruppo e di porsi come guida per i compagni più giovani» ha concluso Sebastiani, assicurando che, anche in caso di uno scenario sfortunato, la sopravvivenza del Pescara non sarebbe comunque in discussione, poiché la missione resta quella di lottare con ogni energia disponibile.


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