Palermo eliminato, ma Inzaghi resta: «Non lascio le cose a metà»
Il sogno della Serie A si interrompe al «Renzo Barbera». Il Palermo disputa una gara coraggiosa e si impone per 2-0 sul Catanzaro nella gara di ritorno della semifinale playoff di Serie B, ma il pesante 3-0 incassato in Calabria all'andata si rivela un ostacolo insormontabile. Sul doppio confronto il punteggio aggregato recita 3-2 in favore dei calabresi, che staccano così il pass per la finale.
Ad attendere il Catanzaro di Alberto Aquilani ci sarà il Monza, terzo classificato in campionato e grande favorito per il salto in Serie A. La gara d'andata della finale è in programma domenica, mentre il ritorno si disputerà cinque giorni più tardi a campi invertiti.
Nonostante l'eliminazione, la serata del «Barbera» ha restituito immagini di grande intensità emotiva. Il pubblico palermitano ha tributato applausi scroscianti alla squadra e al proprio allenatore anche al fischio finale, un gesto raro negli stadi italiani dopo una sconfitta. A raccogliere quel calore è stato Filippo Inzaghi, che ai microfoni di DAZN ha parlato con emozione, senza nascondere la delusione ma rivendicando con forza quanto costruito nel corso della stagione.
La prima questione affrontata è stata quella della sua permanenza sulla panchina rosanero, dissipando qualsiasi dubbio con parole nette: «Sì, sì, assolutamente. Io non lascio le cose a metà. Oggi io non andrei neanche al Real Madrid. Palermo è straordinario sotto tutti i punti di vista. La gente dal primo giorno mi ha dato una fiducia incondizionata. Oggi ho questo dispiacere perché la gente e la squadra mi hanno seguito passo dopo passo e sono molto triste dentro, ma sono convinto che, come è sempre stata la mia carriera, sia da giocatore che da allenatore, quando mi metto in testa una cosa la porto a termine. Mi sarebbe piaciuto regalarla al primo anno, purtroppo non è andata così, però abbiamo costruito qualcosa secondo me di bello, di unico in Italia. Forse oggi è successa una cosa che negli stadi italiani succede poche volte: dopo una sconfitta, questi applausi, sentire il mio nome. Ho un debito di grande riconoscenza nei confronti di questa gente. Quest'anno hanno fatto delle cose da brividi e io cercherò con tutto me stesso di portarli dove meritano».
Il nodo più doloroso resta la gara d'andata, quella disputata in Calabria e persa con un netto 3-0 che ha di fatto indirizzato il doppio confronto prima ancora del ritorno. Inzaghi non si sottrae all'analisi:
«Era stata una settimana complicata per tanti motivi, e quei due gol a freddo probabilmente ci hanno un po' scosso e abbiamo fatto fatica a riprenderci. Per cui è chiaro che la qualificazione l'abbiamo persa all'andata, ma stasera avremmo meritato di andare avanti. Però è chiaro che abbiamo perso una brutta partita. Io ai ragazzi avevo detto che in 40 partite ne avevamo sbagliate 4-5; io speravo stasera di riuscire a fare un'impresa epica o comunque essere orgogliosi e uscire dal campo facendo quello che abbiamo fatto in questo campionato. Perché quando fai più di 70 punti, tu lo sai bene, in B nove volte su dieci vai in Serie A. Ci sono state squadre che hanno corso, è stato un campionato anomalo. Purtroppo quello che abbiamo fatto non è bastato per ricostruire qualcosa di magico, perché questo stadio è magico, perché questa gente è magica, perché questa gente ci applaude anche oggi se siamo eliminati, perché la squadra ha dato l'anima. Si sono fatti male in tre. C'è un carico emotivo straordinario creato dai tifosi, perché i tifosi avevano creato un'unione. E io sono convinto che questi ragazzi un altro anno partiranno ancora più forti per regalare a questa gente, a questa società che non ci fa mancare niente, quello che meritano».
Una stagione da 72 punti in campionato — traguardo che storicamente garantisce quasi sempre la promozione diretta — non è bastata in un torneo che lo stesso tecnico ha definito «anomalo», con più squadre che hanno corso oltre ogni aspettativa. Il bilancio complessivo resta comunque positivo agli occhi di Inzaghi, che guarda già alla prossima stagione rifiutando qualsiasi tentazione di rimpianto:
«No, purtroppo nel calcio non si può tornare indietro. Io penso che dobbiamo tenerci tutto quello che di buono abbiamo fatto. È chiaro che in alcune cose dobbiamo migliorare, ma la squadra perfetta non esiste. Per cui questi ragazzi hanno dato tutto. Probabilmente i 72 punti del campionato erano quelli che meritavamo; come ho detto prima, di solito con quei punti spesso sali. Non è bastato, gli altri sono stati molto bravi. Abbiamo fatto dei playoff non una bella andata, un ritorno straordinario. Oggi dobbiamo accettare il verdetto del campo, fare i complimenti al Catanzaro che ce l'ha fatta. Però io vado a casa a testa alta, molto orgoglioso di questi ragazzi, e sono convinto che con tutto quello che si è creato, se non dovevamo arrivare quest'anno dove sognavamo, ci arriveremo un altro anno ancora più pronti».
Il Palermo si ferma dunque alle porte della finale, consapevole di aver disputato nella serata del ritorno una prestazione all'altezza delle proprie ambizioni. Tre infortuni nel corso della gara, gli applausi del «Barbera» nonostante l'eliminazione e le parole di un allenatore che ha già la testa alla prossima stagione: sono questi i fotogrammi con cui si chiude il cammino rosanero. L'appuntamento con la Serie A è rimandato, ma Inzaghi ha già chiarito che non ha intenzione di aspettare a lungo.