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Monza, la rinascita di Petagna: «Viaggiavo ore solo per vedere mio figlio, ora voglio vincere il campionato»

di Redazione Notiziario del Calcio

Il percorso di Andrea Petagna con la maglia del Monza è stato tutt'altro che lineare, segnato da momenti di profonda crisi personale e professionale che l'attaccante ha voluto finalmente raccontare senza filtri.

Intervistato dai microfoni di Monza News, la punta ha spiegato come il cambiamento radicale avvenuto negli ultimi mesi non sia stato solo una questione di campo, ma soprattutto di equilibrio ritrovato nella vita privata.

«È cambiato tutto prima di tutto fuori dal campo. Per un anno e mezzo ho avuto dei problemi personali che mi hanno condizionato molto sotto il punto di vista mentale e, di conseguenza, lavorativamente parlando» ha confessato Petagna, sottolineando la complessità del periodo vissuto in Brianza prima della recente rinascita.

«È stato un anno e mezzo difficile però l'ho superato. Restando sempre sul pezzo e cercando di lavorare più degli altri, anche grazie alla fiducia del mister e di tutto lo staff, oggi sto facendo bene e sono tornato a giocare con continuità».

Proprio il rapporto con l'allenatore Bianco sembra essere stato la scintilla necessaria per invertire la rotta, grazie a un confronto schietto che ha permesso al calciatore di rimettersi in gioco partendo dalle retrovie della gerarchia.

«Il mister mi è piaciuto molto perché quest'estate è stato molto chiaro con me. Quando c'è chiarezza da parte di un allenatore che ti dice esattamente in faccia quello che pensa, tu sai quello che devi fare. Ero l'ultima nelle scelte, ma mi sono messo a disposizione».

L'attaccante ha poi affrontato il tema delle critiche ricevute dai tifosi durante i momenti più bui, definendo ingiusti certi attacchi rivolti a un giocatore che, a causa di infortuni e scelte tecniche, non aveva quasi mai avuto l'opportunità di esprimersi.

«Le critiche secondo me erano ingiuste perché l'anno scorso non ho mai messo piede in campo. Sentire gli insulti quasi gratuiti faceva parte del gioco perché la squadra andava male, ma ora stiamo cercando di fargli cambiare idea».

Un momento di svolta emotiva è avvenuto durante la presentazione ufficiale della squadra, quando il calore della curva ha spazzato via i timori di un giocatore che si sentiva quasi fuori posto dopo un investimento societario così importante.

«Quasi mi vergognavo a salire sul palco perché so che il Monza ha fatto un investimento grosso prendendomi dal Napoli. Vedere gli ultras acclamarmi o comunque guardarmi negli occhi dandomi la carica mi ha sicuramente aiutato tanto e mi ha dato fiducia».

Oltre alle difficoltà psicologiche, Petagna ha dovuto combattere contro problemi fisici rilevanti, tra cui una polmonite che lo ha tenuto lontano dal campo per quasi tre mesi, compromettendo la sua condizione atletica generale.

«Sono alto un metro e novanta e peso novantaquattro chili, ho bisogno di giocare e allenarmi. L'anno scorso ho fatto due mesi e mezzo a casa con la polmonite, avevo perso massa muscolare e messo massa grassa, ma ora con questo staff e con la testa giusta sto bene».

Il legame con il figlio ha giocato un ruolo cruciale nella sua stabilità: l'attaccante ha raccontato i sacrifici fatti per mantenere un rapporto costante con il bambino, viaggiando continuamente tra la Lombardia e la Capitale.

«L'anno scorso finiva la partita la domenica e prendevo il treno o l'aereo per andare a Roma e stare dieci ore con mio figlio, l'unica mia gioia. Da fine novembre invece vive a Milano, lo porto a scuola e faccio il papà, so cosa prova chi deve stare lontano dai propri figli».

Oggi Petagna si sente una persona diversa, più matura e determinata a trascinare il Monza verso il traguardo della massima serie, un obiettivo che ha sempre sentito possibile anche quando il suo futuro sembrava lontano dal club.

«Voglio stare a Monza perché voglio vincere il campionato, credo che possiamo farcela. Non ho mai vinto niente in prima squadra nella mia carriera e questo è un sogno che spero si possa realizzare. Oggi sono molto più consapevole dei miei errori».


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