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Bari in C, il mea culpa di Longo: «Chiedo scusa ai tifosi, ma rifarei tutto»

di Mariachiara Amabile

La retrocessione del Bari in Serie C brucia, e Moreno Longo non si sottrae al peso di quella sconfitta. Intervenuto ai microfoni di RadioBari, il tecnico biancorosso ha scelto le parole della responsabilità, ma anche quelle della difesa di un lavoro che, a suo dire, ha tentato di salvare una situazione già compromessa prima del suo arrivo.

L'esordio è un atto di umiltà: «C'è da chiedere scusa a tutte le persone che hanno riversato su di me le aspettative di salvezza e a tutti i tifosi che ci hanno sostenuto. Ce l'ho messa tutta ma non ce l'ho fatta». Una dichiarazione netta, senza scudi retorici, che fotografa il senso di un fallimento collettivo e personale.

Eppure Longo non rinuncia a tracciare una distinzione cronologica che ritiene fondamentale per una lettura corretta della stagione. «Quando capitano queste annate tutti si devono prendere le proprie responsabilità. Io separo i sette mesi precedenti dai miei quattro», afferma l'allenatore, secondo quanto riportato da TuttoBari.com. Un modo per contestualizzare il proprio operato senza scaricare le colpe altrove, ma rivendicando al contempo una gestione che, nei numeri, avrebbe prodotto risultati tutt'altro che disastrosi: «La squadra ha girato con me a un ritmo da nono posto. Abbiamo ereditato una squadra con grandissime problematiche, l'abbiamo resa viva. Abbiamo fatto gli stessi punti del Modena, due in più della Juve Stabia».

Sul piano delle scelte tecniche, Longo non mostra ripensamenti. «Io rifarei tutte le scelte, le abbiamo fatte ponderando l'avversario e le nostre capacità. Ho fatto gli errori come tanti altri. Noi allenatori, rispetto ai giornalisti, le scelte le dobbiamo fare prima. Avevamo bisogno di gamba, corsa e dinamismo e abbiamo provato a darlo con questa formazione». Una stoccata velata alla critica, accompagnata però da un'autocritica genuina: nessuno è esente da errori, ma le decisioni vanno prese in tempo reale, senza il beneficio del senno di poi.

La questione del mercato invernale è un altro nodo che il tecnico affronta senza mezzi termini. «Sono arrivato a dieci giorni dalla fine del mercato. Almeno 5-6 giocatori non sono voluti venire a gennaio». Una finestra di trasferimenti difficile, con margini di manovra ridottissimi e una rosa da ricucire in corsa, che ha inevitabilmente limitato le possibilità di intervento.

Nonostante tutto, Longo non se la sente di condannare il gruppo che ha guidato: «Bari non merita questo ma non si può dire che questa squadra non ci abbia provato, al netto dei tanti errori». Una presa di posizione che suona come un atto di lealtà verso i calciatori, pur nel riconoscimento di una stagione ben al di sotto delle aspettative di una piazza storicamente ambiziosa.

C'è poi il capitolo più personale: quello del suo allontanamento estivo, prima di essere richiamato in corsa. «Il mio allontanamento è stata una scelta societaria. Sarà stata una scelta del Presidente e del direttore, immagino. Il rammarico è quello di non essere arrivato prima. Con mille problemi abbiamo affrontato questi quattro mesi con dignità, nonostante le batoste». Parole che restituiscono l'immagine di un allenatore che avrebbe voluto più tempo, e che nella dignità — più che nei risultati — cerca il senso del lavoro compiuto.

Resta ora da capire quale futuro attenda il club pugliese, chiamato a ripartire dalla terza serie dopo anni di ambizioni diverse. Per Longo, il bilancio è amaro ma chiaro: ha provato, non è bastato, e lo dice senza nascondersi.


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