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Ballardini scuote l'ambiente irpino: «Il talento non basta, serve cattiveria perché la B è terribile»

di Redazione Notiziario del Calcio

Il nuovo capitolo tecnico dell'Avellino si apre ufficialmente nella sala stampa del Partenio, dove Davide Ballardini si è presentato con la consueta lucidità e un approccio che mescola pragmatismo e grande rispetto per la piazza. Il tecnico ravennate non ha nascosto l'entusiasmo per questa nuova avventura, sottolineando come la scintilla sia scattata grazie al rapporto umano stabilito con i vertici societari.

«Le motivazioni sono tante, io e i miei collaboratori abbiamo tanta voglia di allenare» ha esordito il mister, precisando di essere rimasto colpito dalla solidità del club e dalla caratura morale della proprietà e del Direttore Sportivo. Ballardini arriva in Irpinia dopo aver studiato a lungo la squadra attraverso i filmati degli ultimi mesi, traendo conclusioni incoraggianti sul valore del materiale umano a sua disposizione.

L'allenatore ha descritto il gruppo biancoverde come un insieme di calciatori sani ed educati, dotati di potenzialità non ancora del tutto espresse. «Abbiamo a che fare con dei ragazzi che possono fare bene ed esplodere definitivamente» ha dichiarato, evidenziando come la base tecnica sia di buon livello ma necessiti di un cambio di mentalità per affrontare le insidie della categoria.

Il fulcro del pensiero di Ballardini ruota infatti attorno al concetto di concretezza, un elemento imprescindibile per sopravvivere in un torneo cadetto definito senza mezzi termini come brutale. Pur apprezzando la voglia dei suoi giocatori di impostare l'azione e praticare un calcio propositivo, il tecnico ha lanciato un monito chiaro: in questa categoria non ci si può specchiare troppo.

«In Serie B non devi piacerti troppo, devi essere pratico» ha ammonito il neo allenatore biancoverde, spiegando che la padronanza del palleggio fine a sé stessa è un esercizio inutile se non accompagnato da attenzione e generosità. Secondo Ballardini, l'Avellino deve imparare a conoscere la natura cinica e spietata delle avversarie, capaci di punire al minimo errore e di sigillare l'incontro immediatamente.

Uno dei primi nodi da sciogliere riguarda la fragilità difensiva, testimoniata dai troppi gol incassati finora. Per Ballardini, la soluzione risiede nel bilanciamento tra estetica e solidità. «Cosa te ne fai del controllo di palla o del dribbling se non sei concreto? Nulla» ha incalzato, ribadendo che solo attraverso la praticità si può diventare davvero pericolosi e dominare le partite limitando le occasioni concesse.

Passando all'analisi dei singoli comparti, il mister ha mostrato di avere le idee chiare sulla gestione dell'attacco. Non ritiene vitale la presenza di un centravanti boa tradizionale, valutando positivamente la possibilità di utilizzare punte di movimento. Ha comunque citato profili come Pandolfi, Paterno, Biasci e Tutino, considerandoli assolutamente in grado di ricoprire il ruolo di riferimento centrale.

Anche per quanto riguarda la zona nevralgica del campo, la filosofia non cambia: ordine tattico e capacità di interdizione devono andare di pari passo. Se da un lato Ballardini apprezza il regista capace di dettare i tempi della manovra, dall'altro considera fondamentale che tutta la squadra migliori nella fase di riconquista del pallone, un aspetto su cui lavorerà intensamente fin dai primi allenamenti.

Nonostante il poco tempo a disposizione, il tecnico ha trovato una squadra fisicamente pronta e un'atmosfera serena all'interno dello spogliatoio. Tuttavia, la consapevolezza della buona condizione atletica deve ora tradursi in risultati tangibili: «Adesso bisogna fare punti» ha tagliato corto, puntando dritto all'immediato impegno di campionato contro la Reggiana.

Sulla formazione che scenderà in campo in Emilia, Ballardini ha preferito mantenere il massimo riserbo, pur confermando di aver già delineato il piano tattico. Nel corso della sua carriera ha spaziato tra diversi moduli, dal trequartista del Genoa al centrocampo a quattro di Palermo, dimostrando una flessibilità che intende sfruttare per valorizzare le molteplici soluzioni offerte dalla rosa irpina.

L'approccio con la realtà locale è stato all'insegna dell'umiltà. Ballardini sa bene che sedere sulla panchina dell'Avellino significa farsi carico delle aspettative di un'intera provincia. «Rappresentare un popolo è una grande responsabilità» ha ammesso, aggiungendo che l'affetto dei tifosi non è un diritto acquisito, ma un traguardo da raggiungere attraverso la serietà e, soprattutto, i verdetti del campo.

Infine, un passaggio sugli infortunati ha permesso al tecnico di recuperare Kumi, mentre resteranno ancora fuori Marson, Izzo e Favilli. Sull'alto numero di stop fisici, Ballardini ha offerto una visione quasi filosofica, attribuendo le problematiche allo stress dell'agonismo moderno: «Il calcio agonistico fa male, se invece andassimo a correre a Montevergine, lì ci farebbe bene».

Le basi per il rilancio dell'Avellino sembrano dunque poggiare su una visione del calcio che non rinnega il talento, ma lo subordina alla necessità di essere feroci e spietati. La sfida di Reggio Emilia sarà il primo banco di prova per capire quanto velocemente il gruppo riuscirà a metabolizzare le richieste di un allenatore che non ammette distrazioni.


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