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Avellino, la verità di Biancolino: «Offese inaccettabili alla mia famiglia, ma chiedo scusa per lo sfogo»

di Redazione Notiziario del Calcio

Il clima in casa Avellino si fa rovente dopo gli ultimi avvenimenti che hanno visto protagonista il tecnico Raffaele Biancolino. In seguito a una riunione chiarificatrice con i vertici societari, indetta per analizzare il delicato momento della squadra e le tensioni scaturite al termine dell'ultimo match, l'allenatore ha deciso di affidare ai canali ufficiali una lunga e accorata dichiarazione. L'obiettivo è quello di ricucire lo strappo con la tifoseria, in particolare con la Curva Sud, dopo lo sfogo che ha generato un forte dibattito in tutta la piazza irpina.

«Sono pienamente conscio del fatto che, per questa tifoseria, il mio nome non rappresenti quello di un professionista qualunque» ha esordito l'allenatore, richiamando il legame viscerale che lo unisce ai colori biancoverdi. Biancolino ha ricordato come il suo passato nel club, scandito da ben cinque promozioni ma anche dal dolore per una retrocessione e per due gravi infortuni alle ginocchia, renda oggi ogni situazione molto più carica di tensione emotiva e responsabilità rispetto a un normale incarico lavorativo.

Nonostante questa premessa, il tecnico ha voluto mettere dei paletti precisi riguardo al trattamento ricevuto da una parte dell'ambiente. «Sono un essere umano anche io e non ho problemi ad accettare le contestazioni tecniche, purché queste non superino il limite della decenza trasformandosi in cattiverie gratuite e offese personali» ha precisato con fermezza. Il riferimento è a attacchi che hanno abbandonato l'ambito sportivo per invadere la sfera familiare, dinamica definita dal mister come assolutamente intollerabile.

Proprio in merito al discusso gesto avvenuto a fine gara, Biancolino ha voluto fare chiarezza sulla dinamica dei fatti, porgendo le proprie scuse alla piazza. «Il mio sfogo, per il quale mi scuso profondamente, non voleva essere un atto di mancanza di rispetto verso la mia gente, che amo e tra cui vivo da oltre vent'anni» ha spiegato il mister. Il tecnico ha poi rivelato che la sua reazione istintiva è stata innescata dalle parole offensive rivolte ai suoi cari da un singolo individuo, sebbene abbia ammesso che un allenatore dell'Avellino non debba mai cedere a simili provocazioni.

«Si è trattato di un comportamento inaccettabile dettato dall'istinto, un errore che non posso e non devo commettere nel ruolo che ricopro» ha ammesso con onestà, cercando di spostare l'attenzione sull'importanza suprema del bene comune. L'allenatore ha infatti ribadito che il suo desiderio più grande è quello di centrare quanto prima il traguardo della permanenza in categoria, un obiettivo che però rischia di farsi maledettamente in salita se dovesse mancare la coesione tra la squadra e il suo pubblico.

Biancolino ha rivolto un appello accorato affinché l'attenzione torni esclusivamente sul rettangolo verde e sulla necessità di proteggere il patrimonio sportivo della città. «Al di là della mia persona, ci sono una squadra e una categoria che vanno difese strenuamente, poiché rappresentano qualcosa di immensamente più grande di ciascuno di noi» ha dichiarato, sottolineando come il supporto dei sostenitori nei periodi di crisi valga molto di più dei festeggiamenti nei momenti di gloria.

La speranza del tecnico è che il clima possa rasserenarsi già a partire dal prossimo, fondamentale impegno di campionato tra le mura amiche. «Chiedo con tutto il cuore che lo stadio Partenio-Lombardi torni a trasformarsi in quella bolgia capace di trascinare i calciatori verso il successo nella gara contro il Pescara» ha invocato l'allenatore. Biancolino ha chiuso ribadendo che, una volta terminata la partita, il pubblico ha tutto il diritto di esprimere il proprio giudizio, a patto che questo riguardi il professionista e non l'uomo.


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