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Avellino, il ds Aiello: «Ripartenze e certezze, non siamo più quelli di un anno fa»

di Redazione Notiziario del Calcio

Il direttore sportivo dell’Avellino, Mario Aiello, è intervenuto durante la trasmissione Ufita Sport, in onda su Radio Ufita, per fare chiarezza su alcuni temi caldi che riguardano l’ambiente biancoverde, partendo innanzitutto dalla separazione con il tecnico Ballardini.

«Addio di Ballardini? Come ho spiegato, non si è mai arenata la trattativa con Ballardini. È stata una sua decisione che ci ha comunicato dopo il Catanzaro. Credo che il mister, già dall'inizio, avendo chiesto solo un contratto di sei mesi, avesse preso in considerazione l'ipotesi di allenare in Serie A» ha esordito il ds.

«Lui si è rimesso in corsa, avendo fatto un ottimo campionato, alla fine ha valutato di potersi giocare le sue chance sin da subito di poter allenare in Serie A dopo l'esperienza qui con noi. Noi dobbiamo solo rispettare la sua scelta, ringraziarlo per il grande supporto che ci ha dato e gli auguriamo le migliori fortune. Noi voltiamo subito pagina, cercando una soluzione che ci soddisfi e che faccia crescere il nostro progetto» ha poi aggiunto.

Sulle ragioni che hanno spinto il tecnico a non proseguire il rapporto, il dirigente biancoverde ha voluto sgomberare il campo da ogni possibile equivoco, escludendo categoricamente problematiche legate a infrastrutture o aspetti economici.

«Fugo ogni dubbio, anche perché lui è stato molto chiaro in conferenza. Quando ci siamo seduti a chiacchierare, non siamo mai arrivati a questi discorsi, economici o di strutture. Tra l'altro, non è stato Ballardini ad evidenziare la questione strutture, ma la società in passato si era già attivata con progetti importanti. Come detto in conferenza, il club si è dotato di un albergo dove gestire i ritiri, i pasti dei calciatori, di una clinica, Villa Esther, che ci consente di gestire in casa le terapie con una serie di macchinari all'avanguardia» ha spiegato Aiello.

«Ovviamente poi ci sono il progetto stadio e centro sportivo che vanno avanti. Il mister si è trovato benissimo, aveva tutto quello di cui aveva bisogno per poter lavorare. Non sono state queste le motivazioni della sua scelta. La sua ambizione è allenare da subito in Serie A e basta. Anche una chiamata, non so, del Monza, Venezia di turno, che puntano alla promozione, l'avrebbe rifiutata. Lui si sente ancora di poter allenare in quel campionato, che sia dall'inizio o in corso d'opera e vuole farlo ora, non tra un anno» ha concluso sul punto.

In merito alla gestione della stagione e al proprio operato, il direttore ha sottolineato la capacità del club di reagire nei momenti complicati, evidenziando come i fatti abbiano dato ragione alla linea intrapresa dalla dirigenza.

«Noi che operiamo nel calcio siamo soggetti a valutazioni ogni giorno. Nel momento della separazione con Biancolino, eravamo tutti in discussione, la colpa non è mai solo dell'allenatore. La società mi ha confermato la fiducia, abbiamo scelto l'allenatore giusto e i risultati sono arrivati, perché dal tredicesimo posto siamo arrivati ottavi. Quindi parlano i fatti, se magari ero in discussione, con la scelta di Ballardini ho ottenuto la fiducia della società» ha affermato.

«Alla fine dei conti, anche come scelta dei calciatori, abbiamo ottenuto la salvezza con qualche giornata di anticipo, anzi, siamo arrivati anche ai playoff. Quindi la rosa a disposizione era adeguata per l'obiettivo. Poi, in una annata, ci sono cose che vanno bene e altre meno bene. Ad esempio in attacco, ci sono giocatori che non hanno reso, ma anche a causa di infortuni, vedi Patierno, Favilli, D'Andrea, lo stesso Tutino» ha proseguito.

«Io penso che però abbiamo avuto la capacità di esserne usciti bene e anche se singolarmente, i calciatori non hanno raggiunto i numeri che ci aspettavamo o che hanno avuto in passato, globalmente l'attacco ha raggiunto venticinque gol, perché dodici li ha fatti Biasci, quattro Russo, uno sei-sette giocatori. Il mio auspicio per l'anno prossimo è trovare due giocatori che fanno dodici e tredici gol, uno è Biasci, magari mettergli un altro vicino che faccia gli stessi gol» ha dichiarato Aiello.

Guardando al futuro, il direttore ha tracciato il solco per la prossima annata, analizzando anche gli insegnamenti tratti dal campionato, citando l'esempio del Catanzaro.

«Chiaramente il giudizio e la valutazione non spetta a me, che sono parte in causa, ma spetta al club, alla società, agli stessi addetti ai lavori, ai tifosi. Io analizzo alcuni dati e numeri che sono intangibili. Noi abbiamo una rosa che il suo obiettivo lo ha raggiunto. All'inizio del percorso siamo partiti con tante incognite, perché ci siamo portati quindici giocatori dalla C in Serie B e quindi il cambio di categoria era una incognita» ha osservato il ds.

«A questi abbiamo aggiunto altri giovani, altre incognite, che hanno dimostrato il loro valore, oltre ai vari big. I vari Simic, Izzo, Biasci, oltre ad altri che si sono fatti male. Oggi noi riteniamo, che dalle incertezze che avevamo all'inizio, di avere una buona base solida che ci consente di ripartire. Perché in quindici che ci eravamo portati dalla C, in sette-otto hanno dimostrato di poter reggere anche la Serie B. E da loro ripartiremo per la prossima stagione. Altri otto-dieci dei nuovi acquisti dell'anno scorso sono altre certezze» ha continuato.

«Quindi noi partiamo, rispetto a un anno fa, da diciassette-diciotto certezze, che rappresentano una continuità tecnica per l'Avellino, ai quali inserire altri elementi per fare un percorso di crescita, tra Under e big. La priorità ora è prendere il nuovo allenatore, capire con quale modulo giocare, insieme a lui capire le caratteristiche dei giocatori da prendere e dopo si parte con il calciomercato. Le idee sono chiare e pensiamo di partire da una situazione migliore di un anno fa» ha aggiunto Aiello.

In chiusura, un commento sul Catanzaro e sulla vicinanza dimostrata dalla proprietà e da parte della piazza.

«Il Catanzaro porta avanti dei concetti che in parte stiamo cercando di seguire noi. Anche loro portano una ossatura dalla Serie C di tre-quattro anni fa. Poi sono stati bravi a migliorare la rosa anno dopo anno, hanno dato fiducia ad Aquilani, aspettando un allenatore che nelle prime otto partite aveva fatto sei pareggi e due sconfitte. Pensate ad Avellino una partenza del genere. Il Catanzaro è stato bravo su questo» ha commentato.

«Con il Palermo hanno strameritato e prende anche valore la nostra prestazione di una settimana fa, perché il primo tempo certamente siamo stati superiori al Catanzaro e magari avremmo meritato noi il vantaggio. Poi magari nel secondo tempo hanno meritato di vincere e ora sono vicini alla finale playoff, ma per noi quella partita ha rappresentato un insegnamento importante, sia per averla raggiunta che per l'esperienza fatta, per le cose che ci ha insegnato in vista del futuro» ha precisato.

«Posso chiudere dicendo che la proprietà ci ha applaudito dopo il Modena per il traguardo acquisito. Così come l'Associazione per la Storia che ha mandato un comunicato dove si congratulava per il risultato raggiunto e tutti i club di Avellino e provincia lo stesso. Poi è normale. Sui social ci sono le critiche, i leoni da tastiera non mancano, ma non ci facciamo caso, i nostri parametri per capire la soddisfazione della piazza sono altri» ha concluso il ds.


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