Spalletti si assume le responsabilità: «Devo tornare a scuola»
La Juventus esce sconfitta per 2-0 dallo scontro diretto con la Fiorentina, una partita che poteva valere un posto in Champions League. Al termine del match, Luciano Spalletti ha preso la parola davanti ai microfoni, scegliendo la strada dell'autocritica senza cercare alibi.
Le parole del tecnico bianconero, riportate da TuttoMercatoWeb.com, restituiscono l'immagine di un allenatore che non si sottrae alle proprie responsabilità, ma che allo stesso tempo non rinnega il percorso compiuto in questa stagione.
Spalletti non ha esitato ad individuare nella gestione emotiva il tallone d'Achille della sua squadra in una serata decisiva. Non si è trattato, a suo giudizio, di un singolo episodio sfortunato, ma di un cedimento complessivo sotto il profilo della lucidità e del carattere.
"La Juventus ha perso contro diverse cose, perché sono state più cose. Anche se questo fatto di non saper gestire, di non essere rimasti lucidi e dare continuità in un momento determinante come questo è la cosa che viene messa in risalto. Poca valutazione, poca testa che ragiona, che sa considerare, che sa rimanere lucida dentro gli episodi di scorrimento della partita. Poca roba per quello che è l'importanza del risultato".
Il tecnico ha poi aggiunto: "Mi nasce facile andare a dover cercare su me stesso la ricerca della squadra, il comportamento di squadra in questa partita qui. Diventa difficile spiegarselo. Abbiamo condotto un campionato, è qualche mese che si lavora e ci eravamo preparati per questo momento".
Alla domanda di un giornalista sull'eventualità di mandare la squadra in ritiro, Spalletti ha risposto con fermezza, rifiutando quella che considera una misura punitiva controproducente.
"Perché vuole mandarci in ritiro? Io vedo dei ragazzi che sono distrutti per questo risultato. Il ritiro è quello della prigione mentale dopo questo risultato qui. Non si va a far niente. Si dice la partita della vita, della stagione, bisogna togliere questi sovraccarichi".
Ha poi rivendicato il privilegio e la responsabilità di vestire la maglia bianconera: "Era Juventus-Fiorentina, giocata in un teatro del calcio bellissimo, abbiamo la fortuna di essere la Juventus. Potevamo giocarci un risultato importantissimo. Non si può essere ridimensionati dal fatto che loro giochino liberi e noi diventiamo più piccoli di quelli che siamo".
Sul fronte societario, Spalletti ha anticipato un colloquio con John Elkann, inquadrandolo però non come una resa dei conti, bensì come un momento di analisi personale: "Questa settimana parlerò con John Elkann ma sarà un'analisi di me stesso, io devo presentare qualcosa in più di quanto presentato oggi".
Le pressioni esterne non sono una scusa
Interrogato sull'influenza che il finale di Parma-Roma potrebbe aver avuto sulla prestazione della Juventus, Spalletti ha respinto ogni giustificazione esterna, ribadendo che la capacità di isolarsi dal rumore di fondo è una qualità imprescindibile a certi livelli.
"Ma che vuoi che abbia condizionato? Noi dovevamo vincere questa partita qui che era alla nostra portata. Tutto il rumore, le pressioni che vengono create… La prima qualità è di pulire tutto questo e ridurre il pensiero al gioco".
E ancora: "Poi è il gioco, sono le scelte che fai, come pulisco la palla per il compagno, come faccio una scelta del livello che sto giocando del pallone, del livello di importanza, che vado a tentare di posizionarmi, perché poi mi posiziono in Champions League e gioco coi migliori al mondo".
Il mea culpa è tornato con forza nelle parole conclusive sul tema: "Sotto l'aspetto della lucidità, della personalità, del carattere, dell'essere un professionista di livello ho ancora da fare dei passi in avanti, devo tornare a scuola".
A margine delle riflessioni tattiche e caratteriali, Spalletti ha commentato un episodio di tensione avvenuto nel finale di partita con il giocatore avversario Gudmundsson.
"Lui ha preso da una palla fuori e l'ha ributtata in campo per interrompere il gioco in maniera anti-sportiva. Poi mi è venuto a salutare e gli ho detto non mi toccare. Ha fatto una cosa anti-sportiva e non l'ho voluto nemmeno salutare. Ha sbagliato persona e andiamo avanti".
Sul mancato impiego di Openda e David dal primo minuto, Spalletti ha spiegato la logica che ha guidato le sue scelte: "David e Openda li ho fatti giocare l'altro giorno e non abbiamo realizzato moltissimo, questa volta ho deciso così di mettere Boga per avere 4 giocatori super offensivi. Alcune volte si fanno scelte buone, altre meno ma ci voleva l'uomo che salta l'avversario nello stretto, perché giocavamo davanti all'area della Juventus".
Quanto al suo futuro sulla panchina bianconera, il tecnico non ha fornito risposte definitive, limitandosi a ribadire la necessità di un'analisi profonda: "Io devo analizzare me stesso in tutto. Io devo analizzare il mio operato e devo analizzare me stesso".
Nonostante la delusione del momento, Spalletti non ha rinunciato a tracciare un bilancio complessivamente positivo della stagione, difendendo il lavoro svolto dal gruppo nel corso dei mesi.
"I ragazzi hanno giocato una grande stagione, parlo del mio periodo, dove degli episodi ci hanno penalizzato per farla essere grandissima. Non siamo stati bravi a direzionare episodi che avevamo a portata di mano per farla diventare grandissima. Abbiamo giocato un grande calcio, fatto dei passi avanti notevoli. La mia idea rimane questa della Juventus e dei calciatori della Juventus".
Una stagione, dunque, che poteva essere storica e che si è arenata su episodi chiave gestiti male. Un'ammissione lucida, che tuttavia non cancella — nelle parole del tecnico — la qualità del percorso intrapreso.