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Milan-Juventus, Allegri: «È una partita bella, da vincere. Il nostro obiettivo resta arrivare tra le prime quattro»

di Antonio Sala

Alla vigilia di una delle sfide più attese del campionato, Massimiliano Allegri si è presentato in conferenza stampa per analizzare Milan-Juventus, gara valida per la 34esima giornata di Serie A, in programma domani sera alle 20:45 a San Siro. Il tecnico rossonero ha toccato numerosi temi, dalla partita imminente alle prospettive future, mantenendo la consueta lucidità tattica e una certa cautela nell'affrontare argomenti delicati come il mercato estivo.

Allegri non ha voluto etichettare il confronto con i bianconeri come una sorta di spartiacque stagionale, pur riconoscendone il peso specifico. "Non è una partita snodo, per la matematica servono 7 punti o meno, lo vedremo cammin facendo. È una partita bella, da vincere." Il mister ha poi voluto sottolineare come, nella sua visione, la vera prova del nove della fase finale del campionato sia già alle spalle: "La partita più importante di questo fine campionato è stata quella di domenica scorsa a Verona".

Sull'imprevedibilità del calcio e sulla natura storica del derby d'Italia, Allegri ha ricordato come certi incontri sfuggano spesso a ogni schema preordinato: "Il calcio è imprevedibile. Magari viene fuori un gol subito e la partita si stappa da sola. È sempre Milan-Juventus, una delle partite più importanti del campionato, in un momento in cui sia noi che loro ci giochiamo un posto tra le prime quattro".

Sul momento degli avversari, il tecnico ha espresso rispetto verso il lavoro svolto in casa bianconera, riconoscendo anche il contributo del commissario tecnico della Nazionale: "L'arrivo di Spalletti gli ha dato un qualcosa in più e stanno facendo un ottimo campionato". Quanto alla solidità difensiva della Juventus, Allegri ha preferito non addentrarsi in analisi sui singoli reparti: "La Juve sta facendo molto bene sotto l'aspetto del gioco e anche sotto l'aspetto della solidità, perché sono tre partite che non prende gol; speriamo che domani lo prenda… Non ci interessa pensare agli attaccanti o ai centrocampisti, quello che conta è solo il risultato".

Con il campionato in dirittura d'arrivo, il tecnico ha ribadito con chiarezza quale sia la priorità del Milan: la qualificazione alla prossima Champions League. Battere la Juventus e ambire al secondo posto sono scenari allettanti ma, secondo Allegri, non devono distogliere l'attenzione dall'obiettivo concreto. "Capisco battere la Juve, arrivare secondi… Ma il nostro obiettivo è arrivare fra le prime quattro. Non dobbiamo essere focalizzati sul secondo posto, sulla Juventus, ma sul risultato finale, che potremo raggiungere anche solo all'ultima giornata".

Incalzato sul commento di Antonio Conte — secondo cui i secondi sono i primi perdenti — Allegri ha scelto di non entrare nel merito, limitandosi a rendere merito al collega: "Non commento le parole di Antonio, sta facendo un ottimo lavoro anche quest'anno". Ha poi allargato la riflessione al contesto del calcio italiano, spiegando come il piazzamento nelle prime quattro rappresenti molto più di un semplice traguardo sportivo: "Per una società di calcio in questo momento in Italia è fondamentale essere nelle prime quattro. A livello tecnico, sportivo e a livello economico è molto importante".

Il calendario che attende i rossoneri non lascia spazio all'improvvisazione: dopo la Juventus, il Milan dovrà affrontare Sassuolo in trasferta — definita "storicamente ostica" — quindi l'Atalanta in casa, il Genoa e infine il Cagliari. "Finché non c'è la matematica bisogna rimanere con i piedi per terra. I punti vanno conquistati sul campo. Domani c'è la Juve, bisogna fare un passettino alla volta".

A chi ha descritto il Milan come una squadra che si era "spenta" per poi ritrovarsi, il tecnico ha risposto con dati alla mano. "La squadra non si è mai spenta. Abbiamo fatto 24 partite senza perdere, poi nel girone di ritorno ne abbiamo persi quattro". Allegri ha ammesso che un simile rendimento impone riflessioni, ma ha anche ricordato come nel calcio i momenti di difficoltà facciano parte di ogni stagione: "Normale che se su 14 partite che giochi ne perdi 4, devi fare delle riflessioni. Però nel calcio ci sono momenti diversi. L'importante è non perdere di vista quello che è l'obiettivo".

La chiave, secondo Allegri, risiede nella capacità di mantenere l'equilibrio emotivo in ogni circostanza: "Il segreto è mantenere l'equilibrio, non esaltandosi nei momenti positivi e non deprimendosi nei periodi difficili. A Verona non era semplice".

Sul tema del mercato estivo e di un possibile rafforzamento della rosa in vista della prossima stagione, Allegri si è mostrato volutamente evasivo, ritenendo prematuro affrontare l'argomento mentre la stagione è ancora in corso. "Parlare ora di mercato non serve a niente. Quando sei preso dal finale di stagione e dall'obiettivo che è lì davanti, serve solo fare passettini in avanti".

Ha tuttavia confermato che i contatti con la dirigenza — in particolare con Furlani e Tare — ci sono e sono regolari, pur precisandone la natura: "È normale che quando ci vediamo parliamo dell'annata, delle situazioni che ci sono state e di ciò che ci potrebbe essere l'anno prossimo. Però parlare di mercato ora è poco rispettoso". Allegri ha poi invitato alla cautela rispetto alle indiscrezioni circolate sulla stampa: "Fino a fine anno, quello che leggo, nomi e cognomi, non sono veri. La società in estate ha lavorato bene e la rosa è competitiva. Ma non lo dico eh: lo dicono i risultati, perché siamo tra le prime quattro".

Interrogato su quali caratteristiche dovranno avere i rinforzi estivi, il tecnico ha offerto una riflessione articolata senza sbilanciarsi su nomi o ruoli specifici: "I giocatori non sono come le macchine. Però ce ne sono alcuni di grande esperienza a cui la maglia del Milan non pesa". Ha quindi citato il caso di Jashari come esempio di investimento sul futuro che richiede pazienza: "La società ha fatto un grande investimento, ha avuto un brutto infortunio, ha trovato meno spazio; ma questo non vuol dire sia scarso, ma solo che ha trovato delle difficoltà quest'anno. Ha 24 anni e sarà importante per il Milan del futuro". La strategia ideale, a suo avviso, passa per un equilibrio tra giovani di prospettiva e profili già pronti: "L'idea giusta è fare un mix. Però tutto si può migliorare".

Ampio spazio anche alle valutazioni sui singoli calciatori. Su Strahinja Pavlovic, Allegri ha espresso un giudizio molto lusinghiero, sottolineandone la crescita nel corso della stagione: "È molto migliorato quest'anno. Credo che in questo momento sia uno dei difensori molto bravi in giro per l'Europa".

Su Rafael Leao, il tecnico ha invitato a non giudicarlo sulla base di un'annata condizionata da problemi fisici: "Rafa si è messo sempre a disposizione. Poi da novembre ha avuto questo problema pubalgico… Non è che Leao viene giudicato tecnicamente per quest'annata, perché in un anno ci sono imprevedibili. Un giocatore bravo rimane bravo, gli scarsi restano scarsi. E Leao è bravo".

Christian Pulisic, invece, sembra aver ritrovato una buona condizione proprio nel momento cruciale della stagione: "La sua condizione fisica è migliorata. Nelle ultime partite ha fatto decisamente meglio. Nel calcio basta un'azione per rovesciare tutto. E domani è una possibilità per tutti di fare una bella partita".

Infine, una finestra sul talento bianconero Kenan Yildiz, spesso associato al lavoro di Allegri alla Juventus: "Ha qualità importanti. Non è che io l'ho lanciato… In quel momento lì la Juve ha lavorato bene dall'attività di base alla seconda squadra, dove sono stati portati in prima squadra giocatori di valore. Tutto sta nel lavoro di chi sta al di sotto della prima squadra. Io credo che Yildiz possa fare ancora molto meglio".

Alla domanda sulle aspettative della società e sul divario con l'Inter campione d'Italia, Allegri ha risposto con realismo, riconoscendo i meriti dei nerazzurri e al tempo stesso ribadendo le ambizioni del Milan: "Le aspettative di tutti devono essere quelle di poter vincere. Ma anche quest'anno, quando siamo partiti, è normale che in un grande club l'ambizione è ottenere il massimo. Però alla fine vince uno solo, ci sono i cicli. L'Inter è sei anni che lavora, bisogna far loro i complimenti. Vincere non è facile, ma tutti dobbiamo avere l'ambizione di vincere".

In chiusura, interpellato sul disagio dei tifosi che sentono lontano il Milan degli Scudetti — con un riferimento alla celebre festa del titolo 2011 e al memorabile moonwalk di Kevin-Prince Boateng — il tecnico ha risposto con pragmatismo, guardando già alla prossima stagione: "Il quarto posto non è da albo d'oro, ci va solo chi vince. Io sono arrivato quest'anno e credo che stiamo facendo un buon lavoro, c'è una buona base. L'ambizione di tutti è migliorare l'anno prossimo per lottare ed essere competitivi per il campionato e per la Coppa Italia." Prima di congedare i presenti, una precisazione dettata dalla concretezza del momento: "Non mi piace, ma finché non raggiungiamo l'obiettivo bisogna ancora fare dei risultati".


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