Juventus fuori dalla Champions: Comolli paga il conto di una stagione da dimenticare
Sarà Damien Comolli a portare il peso di una stagione che rischia di consegnare la Juventus fuori dalla prossima edizione della Champions League. Con i bianconeri fermi al sesto posto in classifica a una sola giornata dalla fine del campionato, il disastro sportivo ed economico appare ormai quasi compiuto. Un'esclusione dalla massima competizione europea avrebbe conseguenze pesanti anche sul mercato estivo, costringendo la Vecchia Signora a operare in una posizione di netta debolezza.
Salvo colpi di scena dell'ultimo minuto — eventualità che, visti i precedenti di questa stagione travagliata, non può essere esclusa del tutto — il verdetto sembra già scritto. E con esso, anche il destino del dirigente francese.
Quella di Comolli alla Juventus rimarrà con ogni probabilità come una parentesi breve e amara. La sua prima — e presumibilmente unica — annata da dirigente bianconero verrà ricordata soprattutto per le scelte operate sul mercato nel corso del 2025. Gli acquisti di Edon Zhegrova, arrivato per 15,5 milioni di euro, di Joao Mario, ottenuto nell'ambito dello scambio che ha portato Alberto Costa in direzione opposta, di Luis Openda, per una cifra complessiva di 46 milioni tra prestito e obbligo di riscatto, e infine di Jonathan David, tecnicalmente a parametro zero ma accompagnato da commissioni pari a 12,5 milioni di euro a carico del club, si sono rivelati uno per uno degli investimenti senza ritorno. Il bilancio complessivo di questi movimenti è impietoso: nessuno dei giocatori ha inciso in maniera determinante, e il risultato collettivo parla da solo.
Nel tentativo di correggere la rotta, la sessione invernale ha portato a Torino Jeremie Boga ed Emil Holm, entrambi in prestito con diritto di riscatto. Un intervento che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto offrire nuove soluzioni e ridare slancio a una squadra in difficoltà. Nella pratica, l'innesto non ha prodotto gli effetti sperati e la traiettoria della stagione non è mutata in maniera significativa.
Tra le decisioni che peseranno nel bilancio finale della gestione Comolli figura anche la conferma di Igor Tudor sulla panchina bianconera dopo il Mondiale per Club. Una scelta che si è rivelata un ulteriore passo falso in una serie già lunga di valutazioni discutibili.
Più in generale, l'approccio metodologico adottato dal dirigente francese — fondato su un utilizzo massiccio degli algoritmi nella valutazione dei giocatori, una filosofia spesso associata al cosiddetto modello moneyball mutuato dal baseball americano — non ha trovato riscontro nei risultati sul campo. Non è la prima volta che questo tipo di approccio, applicato al calcio, mostra i propri limiti strutturali: la complessità del gioco, le variabili umane e tattiche, la difficoltà di tradurre in numeri l'imprevedibilità di una partita rendono lo strumento algoritmico insufficiente se non accompagnato da una solida visione tecnica e da esperienza diretta del mondo del pallone.
Se l'esclusione dalla Champions dovesse essere confermata, le ripercussioni sul club sarebbero significative su più fronti. Sul piano economico, la mancanza delle entrate garantite dalla competizione europea più prestigiosa — tra premi, diritti televisivi e botteghino — comprometterebbe la capacità di investimento nella prossima finestra di mercato. Sul piano dell'immagine, un club della storia e del blasone della Juventus che non figura tra le sedici, le otto o le quattro migliori squadre del continente rappresenta un segnale difficile da ignorare per sponsor, partner commerciali e potenziali acquisti.
L'estate che attende la Vecchia Signora si preannuncia dunque tutt'altro che da protagonista, con margini di manovra ridotti e la necessità di una rifondazione che dovrà partire necessariamente dalle scelte dirigenziali.