Schio in D, Cunico: «Obiettivo centrato al primo anno, nessun alibi e fame di vincere. Ecco il nostro segreto»
La scorsa settimana è cominciata una festa attesa da tempo, coronando una cavalcata trionfale. Il Calcio Schio è volato in Serie D con ben tre giornate d'anticipo, dominando un girone di Eccellenza veneta che si preannunciava agguerritissimo. Un traguardo che porta la firma di una società solida, di mister Stefano Pozza, di un gruppo di giocatori encomiabile, ma anche e soprattutto di una dirigenza che ha saputo programmare con lucidità.
Per analizzare questo straordinario successo, la redazione di NotiziarioCalcio.com ha raggiunto in esclusiva telefonica Enrico Cunico, direttore tecnico del club giallorosso, che ci ha raccontato a cuore aperto le emozioni di questi giorni e i progetti per il futuro.
Per Cunico, il trionfo con lo Schio ha un sapore speciale, un filo rosso che lega il passato al presente. «È stata un'emozione grandissima – racconta in esclusiva ai nostri microfoni – perché io avevo già giocato a Schio nel 1993, vincendo il campionato di Eccellenza. Diciamo che tornavo da dirigente in una piazza che conoscevo. Sono tornato su chiamata del direttore generale Filippo Costabeber, un amico con cui condivido anche altre attività. Ho chiesto poi di portare con me il diesse Alberto Briaschi, un carissimo amico. Abbiamo cercato di creare, insieme al presidente Devis Vallortigara, quattro figure che dessero importanza a quella che è la realtà di Schio, una città di 40.000 abitanti con una grande storicità sportiva».
Le ambizioni erano chiare, ma la tempistica del successo ha sorpreso tutti: «Avevamo fatto un programma di tre anni – rivela Cunico – e l'emozione è stata doppia proprio per questo. Trovarci, dopo un solo anno, ad aver già raggiunto l'obiettivo è stata una gioia incredibile. Ho visto il presidente in lacrime, i direttori su di giri; festeggiare in uno stadio con tremila persone è una cosa indescrivibile».
La vittoria del campionato passa dalla gara di recupero vinta contro il Montecchio, ma soprattutto da una mentalità professionistica calata nei dilettanti.
«Abbiamo inserito l'allenamento pomeridiano con quattro sedute e questo ci ha dato una marcia in più a livello di intensità e ritmo la domenica. Ma la vera determinante è stata la sinergia. Abbiamo avuto momenti molto difficili: abbiamo perso due ragazzi per la rottura del crociato, Meneghetti (un attaccante importante) per tre mesi a causa di un flessore, Valenta per un mese e mezzo per una clavicola. Però l'unione tra società, staff, medici e squadra ha fatto sì che non facessimo pesare a nessuno queste mancanze. Non abbiamo trovato alibi. Eravamo una squadra forte, ma forse non la più forte sulla carta, c'era qualcuno che a livello economico ha speso qualcosa in più di noi ed è arrivato a 15-20 punti di distanza. Noi abbiamo speso il giusto».
Con il salto di categoria, le regole impongono un'attenta gestione degli "under". Lo Schio, in questo senso, ha già le idee chiare, forte di un vivaio in fase di profondo rinnovamento: «Torresan, un 2004, l'abbiamo preso dalla Marosticense, ma abbiamo in rosa giovanissimi come Marcante (2008) e Fontana (2009) che si sono allenati con noi, e Marcante ha pure esordito. In Veneto eravamo già obbligati ad avere due giovani in campo in Eccellenza, quindi partiamo avvantaggiati. Quest'estate c'è stato un cambiamento radicale nel settore giovanile; ci vorranno 4-5 anni per raccogliere tutti i frutti, ma questa promozione in Serie D ci spinge ad accelerare i tempi e a far crescere qualcuno da sotto».
Non solo tecnica, ma anche logistica. Lo Stadio "De Rigo" necessiterà di lavori di adeguamento, in primis per la tribuna secondaria: «Sono già avvenuti incontri tra la società, il Comune, il Sindaco e l'ufficio tecnico. È arrivata anche la Lega Nazionale per i controlli. Il Comune sta collaborando per capire quale sia la soluzione più celere, è chiaro che i tempi pubblici sono diversi da quelli privati, ma dovranno accelerare perché tre mesi passano veloci per arrivare a settembre pronti per la Serie D».
Mister Stefano Pozza è già stato confermato, e l'ossatura della squadra che ha dominato l'Eccellenza sarà il punto di partenza per il ritorno nel calcio interregionale. In chiusura, Cunico lancia un messaggio inequivocabile alla piazza scledense: «Quello che dovranno fare le neopromosse è avere la fame e l'intensità di un gruppo che ha vinto, ma che deve ripartire per conquistare una categoria totalmente diversa. Ai tifosi dico grazie: ci hanno sostenuto in maniera eccezionale, partendo da 200 presenze fino ad arrivare a riempire lo stadio. Al di là del risultato, il prossimo anno la squadra dovrà uscire sempre dal campo a testa alta, sapendo di aver dato il massimo. Se ci comporteremo da vera squadra, come quest'anno, potremo toglierci delle belle soddisfazioni».
Lo Schio è tornato. E con una dirigenza così lucida e determinata, la sensazione è che in Serie D non voglia recitare il ruolo della semplice comparsa.