Pompei, D'Avino: «Ci davano per morti, ad Andria per l'impresa. Il budget? 700mila euro, ma in campo ci vanno i ragazzini. E sul futuro...»
Un finale di stagione da batticuore in quello che è, a tutti gli effetti, il raggruppamento più difficile d'Italia. Nel Girone H di Serie D, il Pompei sta mettendo in scena una rimonta che ha il sapore dell'impresa sportiva. Domenica scorsa è arrivata la terza vittoria consecutiva, sono diventati così dieci i punti conquistati nelle ultime cinque gare (ruolino di marcia inferiore solo alla corazzata Barletta, ed a squadra importanti come Gravina e Fidelis Andria) e una speranza play-out riaccesa quando tutto sembrava perduto.
Per fare il punto su questo finale incandescente, la redazione di NotiziarioCalcio.com ha raggiunto in esclusiva il Direttore Generale dei rossoblù, Rosario D'Avino.
«Fino a quattro o cinque domeniche fa ci davano già per retrocessi. I canali d'informazione pugliesi, nelle loro sintesi, ci consideravano ormai spacciati» esordisce un orgoglioso D'Avino. «Invece, fortunatamente, i veri valori della nostra squadra stanno venendo fuori, anche se solo nel finale. Il Girone H è una Serie C mascherata, ma noi ce la siamo giocata con tutti, nonostante un periodo nerissimo di undici partite».
Domenica il Pompei è atteso da un vero e proprio spareggio sul campo della Fidelis Andria. L'obiettivo è vincere per agganciare quota 34 punti e sperare negli incastri giusti per accedere ai play-out. «Sappiamo che potrebbe anche non bastare, ma noi andiamo ad Andria per vincere, giocando a viso aperto come stiamo facendo ultimamente. Loro non hanno più obiettivi di classifica, ma davanti al loro pubblico vorranno fare bella figura. Noi, però, confidiamo in noi stessi e magari in qualche altra squadra campana che possa fermare le nostre dirette concorrenti».
La svolta tecnica porta la firma di mister Sarnataro, subentrato in corsa. Ma la vera rivoluzione è stata societaria. D'Avino svela retroscena clamorosi sulla gestione della rosa: «Sarnataro non si è inventato nulla, ha semplicemente tolto ai ragazzi il peso del risultato facendoli giocare come sanno, a differenza di chi lo ha preceduto che era troppo legato a certi schemi. Ma la verità è che il Presidente ha preso una decisione forte: puntare sulla linea verde».
Il direttore generale snocciola numeri che fanno sensazione: «Noi non siamo una squadra al risparmio, abbiamo un budget stagionale di circa 700.000 euro, parliamo di 65-70 mila euro al mese. Avevamo iniziato con gente come Maniero e Herrera. Abbiamo preso Maione, Faiella dalla Paganese, La Gamba... Tutta gente che ora si accomoda in tribuna. Parliamo di circa 20-22 mila euro mensili di ingaggi seduti in tribuna. La società ha deciso di non continuare a puntare su chi non rendeva e lanciare i giovani: domenica nel secondo tempo avevamo in campo quattro classe 2007. E i risultati ci stanno dando ragione».
Inevitabile volgere lo sguardo al futuro. Cosa succederà al progetto Pompei in caso di retrocessione in Eccellenza? La risposta di D'Avino è una vera e propria breaking news per il mercato calcistico campano: «Vogliamo mantenere la Serie D a tutti i costi. Noi siamo convinti di potercela fare sul campo ma se così non dovesse essere faremo di tutto: anche puntando sulla possibilità di un eventuale ripescaggio. Vedendo le situazioni strane e le squadre a rischio radiazione negli altri gironi, avremmo ottime chance».
Il progetto rossoblù è solido: «Abbiamo preso il campo in gestione per 18 anni e abbiamo un settore giovanile fortissimo. Continueremo a fare calcio ad alti livelli».
In chiusura, il dirigente giura fedeltà al Pompei e fa autocritica sull'inizio di stagione: «Da qui non mi muovo più, lavoro benissimo, sono a stretto contatto col presidente. Quest'anno abbiamo pagato l'inesperienza iniziale, affidandoci a un direttore sportivo al debutto come Caccavallo e a mister Quaglietta che veniva dal settore giovanile. Abbiamo perso la bussola, è vero. Se il campionato durasse altre 4-5 partite ci salveremmo comodamente, perché non siamo inferiori alle altre che lottano con noi. Ma ora conta solo l'Andria. Sarà una settimana di passione, ce la giocheremo fino all'ultimo secondo, per zittire chi a Pasqua ci diceva 'mettete i ragazzini e pensate al prossimo anno'».
Il Pompei è vivo. E in Puglia è pronto a vendere a carissimo prezzo la pelle.