Obbligo under, Ds Esposito a NC: «Vincolo inutile per il sistema»
"L'innalzamento da due a tre under in vista della prossima stagione di Eccellenza non mi trova favorevole". L'obbligo di utilizzo dei calciatori under continua ad essere una questione spinosa e di attualità tra gli addetti ai lavori e, stavolta, a parlarne ai nostri microfoni è Gennaro Esposito, ex attaccante con una lunghissima esperienza in D e tra i professionisti (ha esordito anche in serie B col Napoli di Franco Colomba nel 2003), e attualmente al vertice dell'area tecnica della Boys Caivanese.
"Io ricordo che quando ero ragazzo, dovevo andare al doppio dei più grandi per meritarmi lo spazio che cercavo - il suo esordio -. E sono riuscito a sfruttare le occasioni che mi sono state concesse. Purtroppo non tutti i giovani maturano alla stessa età e riescono ad essere all'altezza di determinati impegni. Accade spesso che tanti under utilizzati nei campionati dilettantistici, appena diventano over fanno fatica a trovare squadra o comunque ad imporsi. Ho visto anche tanti calciatori giovani vincere dei campionati quando erano under per poi retrocedere con altre squadre appena non rientravano più in quella fascia d'età. Sia chiaro: io sono assolutamente dalla parte dei ragazzi, ma questo sistema di obblighi, così com'è concepito, li prende, li sfrutta, li illude e poi li brucia. Per non parlare del fatto che nelle fasi nazionali, non c'è obbligo di schierare gli under. Un controsenso. Bisogna ripensare il tutto. Nel calcio deve giocare chi merita e chi è pronto, e ogni valutazione deve essere demandata ad uomini di campo. Io, per esempio, sono molto contento del rendimento dei miei under, perché alla base c'è stata una selezione ponderata e non casuale. Ecco, io credo che i giovani abbiano più possibilità di emergere in un contesto che non prevede vincoli ma che impone lavoro di scouting e competenze. Non dimentichiamo poi che ogni obbligo di sorta stride pure con i principi della Riforma dello Sport che ormai caratterizzano il mondo dei dilettanti, i quali oggi sono dei veri e propri lavoratori sportivi. Se proprio vogliamo tracciare un obbligo, imponiamo alle società di disputare la Juniores nei campionati di Eccellenza. Facciamo in modo che abbiano settori giovanili che funzionano e che sono in grado di schierare anche una U17. Infine, anche noi dirigenti dobbiamo riprendere in mano un certo protagonismo e portare il nostro contributo di conoscenze ed esperienze maturate sul campo, convincendo i presidenti che non è questa la strada giusta. Molti di loro che hanno approvato questa scelta del Comitato, ritengono che in questo modo si possano razionalizzare i costi. Non capiscono che può essere un boomerang e che, invece, si può fare calcio virtuoso anche senza quest'obbligo. A noi il compito di spiegarglielo".