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Brian Lignano, Moras: «Playoff? Ci proviamo. Il mio calcio non esiste, voglio solo una squadra con un'anima e coraggio»

di Marco Pompeo

Il campionato di Serie D volge al termine e, nel panorama calcistico dilettantistico, spicca la solida e brillante realtà del Brian Lignano. Partita con l'obiettivo della salvezza, la compagine friulana ha non solo raggiunto il traguardo con largo anticipo, ma si è spinta ben oltre, superando indenne un momento di fisiologico rallentamento a febbraio e infilando un filotto recente di quattro vittorie nelle ultime cinque gare.

Per tracciare un bilancio di questa esaltante stagione e guardare al futuro, la redazione di NotiziarioCalcio.com ha intervistato in esclusiva mister Alessandro Moras, vero e proprio architetto del progetto tecnico gialloazzurro.

La salvezza è ormai in cassaforte da settimane, ma in casa Brian Lignano non c'è voglia di fermarsi. «Abbiamo raggiunto l'obiettivo stagionale, che era salvarsi e fare meglio dell'anno scorso, con quattro giornate di anticipo. Ora si apre la possibilità di provare ad arrivare nei playoff. Tenteremo di fare più punti possibile, poi vedremo quanto saremo stati bravi».

Il prossimo ostacolo si chiama Portogruaro, l'anticipo di oggi pomeriggio che nasconde non poche insidie, nonostante i veneti siano già aritmeticamente retrocessi: «Di facile e scontato non c'è mai niente. Loro giocheranno senza nulla da perdere, ma noi scenderemo in campo con la tranquillità del lavoro svolto e con la grandissima motivazione di raggiungere un traguardo per noi straordinario. Ci faremo trovare pronti».


In un calcio dilettantistico dove gli allenatori spesso durano lo spazio di un mattino, la permanenza di Moras a Lignano per cinque anni rappresenta un'anomalia virtuosa. Un percorso netto, fatto di vittorie (tre Coppe Italia regionali e un campionato di Eccellenza) e consolidamento nella massima divisione dilettantistica nazionale. «La parola progetto qui è concreta – ammette il tecnico –. Sono stati cinque anni bellissimi, grazie a una società che c'è sempre stata e che mi ha messo a disposizione strutture invidiabili. Hanno sempre creduto in me e nello zoccolo duro di ragazzi che mi porto dietro dall'inizio. La parola giusta è 'riconoscenza': io cerco ogni giorno di tenermi stretto questo posto e di ripagare la fiducia del direttore e del club».

Sul futuro step del sodalizio gialloazzurro, da cui è lecito aspettarsi un ulteriore step in avanti, il mister frena: «Questo bisogna chiederlo alla società. Ora godiamoci il momento, finiamo queste quattro partite e poi ci siederemo a un tavolo come ogni anno. La forza di questa dirigenza è sempre stata la chiarezza e la pazienza nei momenti difficili. La Serie D è tosta, affrontiamo piazze con strutture e tradizioni enormi come Mestre, Bassano o Cjarlins Muzane. Per fare meglio di così subentrano tante altre dinamiche...».

Se gli si chiede di definire il "calcio di Moras", l'allenatore risponde con una schiettezza disarmante: «Il 'mio calcio' non esiste! (ride, ndr). Esiste però la voglia di avere una squadra coraggiosa, che se la giochi a viso aperto contro tutti. Mi piace allenare una squadra che abbia un'anima. Questo è il messaggio che parte dalla società: proviamo sempre a fare la partita, poi a volte ci riusciamo e a volte gli avversari si dimostrano più bravi, ma non deve mai mancare il coraggio».

Un coraggio emerso in tutta la sua forza nel doppio confronto con la corazzata Treviso, vero momento di svolta psicologica della stagione: «All'andata abbiamo perso e al ritorno pareggiato sbagliando un rigore all'ultimo minuto, ma ce la siamo giocata alla pari, con grande qualità, contro la squadra più forte del torneo. Lì ho pensato: "Cavolo, quest'anno ci divertiamo". Vedere la mia squadra affrontare la prima della classe con quella personalità mi ha riempito d'orgoglio».

Sullo sfondo resta ancora il dibattito di portata nazionale sulla mancanza di talenti nostrani e le regole, come quella sugli under, che apparentemente dovrebbero portare allo sviluppo di tanti potenziali giovani calciatori: «È un discorso più grande di me, non voglio fare il professore perché non ne ho i titoli. Nel mio piccolo, però, dico solo una parola: merito. Credo fortemente nel merito. Bisogna valorizzare e dare spazio a chi merita davvero, dimostrandolo nei fatti. È quello che cerco di fare ogni giorno con i miei ragazzi».

La bontà del lavoro svolto a Lignano da Alessandro Moras è sotto gli occhi di tutti e non poteva sfuggire neppure a club importanti. Di NotiziarioCalcio.com la notizia del gradimento da parte del Mestre: «Non ne so veramente niente. Ovviamente sono contento se il mio lavoro viene apprezzato. Allenare è la mia grande passione, sono ambizioso ma con i piedi piantati a terra: in Italia ci sono tantissimi mister bravi, io cerco solo di migliorarmi ogni giorno».


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