UFFICIALE: Mastronicola è il nuovo allenatore del Santarcangelo
Il Santarcangelo ha ufficializzato il nome del proprio nuovo allenatore: Alessandro Mastronicola siederà sulla panchina della prima squadra. Un arrivo che il tecnico stesso ha definito inatteso, ma accolto con entusiasmo e con la determinazione di chi vuole costruire qualcosa di importante.
«Innanzitutto grazie a voi. Le emozioni sono tante, belle, forti e vibranti. Questa opportunità è arrivata in modo inaspettato e mi ha piacevolmente sorpreso. Mi sono ritrovato immediatamente proiettato nel mondo Santarcangelo, una piazza importante e storica. Tutto questo mi trasmette entusiasmo, grandi motivazioni e la voglia di dare il massimo».
Il contatto con il club è stato avviato dal direttore sportivo Luca Scattolari, che ha cercato Mastronicola per sondarne la disponibilità. Da lì, un percorso di conoscenza reciproca culminato nell'accordo.
«Credo che chi segue il calcio conosca bene la realtà del Santarcangelo. È una società storica e importante, che ha calcato palcoscenici professionistici e che negli ultimi anni è riuscita a risalire dopo un periodo difficile. Il contatto è nato grazie al direttore sportivo Luca Scattolari, che mi ha chiamato per chiedere la mia disponibilità a un incontro. Sinceramente, appena è arrivata la telefonata ho provato una grande gioia. Dopo diversi incontri ho capito l'importanza del progetto, e ho sentito fortemente la volontà di farne parte».
Prima di approdare a Santarcangelo, Mastronicola ha maturato esperienze significative in diverse realtà del calcio romagnolo. Rimini, Savignanese e Sammaurese sono le tappe che hanno contribuito a formare la sua identità tecnica e umana.
«Ogni piazza e ogni stagione ti lasciano qualcosa. Vivi quotidianamente sia i momenti positivi sia quelli più difficili, e questo ti permette di crescere e migliorarti continuamente. Ho sempre cercato di portare entusiasmo, voglia di lavorare sul campo e desiderio di crescita, sia personale sia per i ragazzi che alleno. Ho sempre cercato di costruire gruppi di lavoro accomunati da sogni e obiettivi da raggiungere. Quando tutti condividono la stessa visione, ci si diverte, si ottengono soddisfazioni e si cresce insieme».
Negli ultimi tre anni il tecnico ha lavorato nel settore giovanile della Dea, realtà nata dalla collaborazione tra Accademia Rimini e Delfini Rimini, occupandosi in particolare dell'Under 16 nelle ultime due stagioni. Un'esperienza che lo ha segnato profondamente, non solo sotto il profilo professionale.
«Negli ultimi tre anni ho lavorato nel settore giovanile della Dea, una realtà nata dalla collaborazione tra Accademia Rimini e Delfini Rimini. Negli ultimi due anni ho seguito in particolare l'Under 16. Sono stati ragazzi che mi hanno fatto crescere moltissimo. Credo di aver imparato più io da loro che loro da me. Mi hanno insegnato tanto sotto il profilo umano e mi hanno aperto un nuovo modo di vedere il rapporto tra allenatore e giocatore. Allo stesso modo, credo di aver lasciato qualcosa a loro, perché si è creato un legame di stima reciproca che va oltre il calcio».
Sul lavoro da svolgere in vista dell'inizio della preparazione, Mastronicola non si nasconde dietro schemi preconfezionati. Privilegia il campo come luogo di scoperta e crescita, rifiutando impostazioni troppo rigide.
«La preparazione rappresenta l'inizio di una nuova stagione e naturalmente ci sarà da lavorare molto sul piano fisico. Parallelamente inizieremo a trasmettere i principi di gioco che desideriamo vedere in campo. Non ho una tabella rigida. Ho soprattutto una grande voglia di iniziare. Il campo è il luogo dove ci si diverte, dove si cresce e dove si trovano le risposte, sia dal punto di vista tecnico e fisico sia da quello emotivo, che considero fondamentale in questo sport».
La visione di squadra che intende costruire è quella di un gruppo libero da condizionamenti mentali, capace di esprimere il proprio potenziale senza freni, ma allo stesso tempo solido e coeso nelle difficoltà.
«Mi piacerebbe vedere una squadra che non si pone limiti, sia a livello collettivo sia individuale. Credo che ogni giocatore debba essere messo nelle condizioni di esprimere al massimo il proprio potenziale. I ragazzi devono sentirsi liberi di esprimere le proprie emozioni e il proprio bagaglio tecnico. Il nostro compito come allenatori non deve essere quello di porre freni, ma di favorire la crescita. Allo stesso tempo però, voglio vedere una crescita collettiva importante. Il calcio è uno sport di squadra e nei momenti difficili bisogna saper contare l'uno sull'altro. Se a fine stagione avremo costruito un gruppo unito, maturo e senza limiti mentali, avrò raggiunto uno degli obiettivi più importanti».
Sul tema dei giovani, argomento centrale nella filosofia del Santarcangelo, il neo tecnico è netto: il talento non ha età e i ragazzi vanno accompagnati nel loro percorso senza preclusioni anagrafiche.
«Credo che tutti i ragazzi debbano avere la possibilità di sognare. Se un giovane ha le qualità per esordire in prima squadra, poco importa se ha 15, 16 o 17 anni. L'età non deve essere un limite. Allo stesso tempo, i ragazzi non devono scoraggiarsi alle prime difficoltà e sconfitte. Tutti possono raggiungere traguardi importanti, ma servono lavoro, sacrificio e la capacità di non farsi distrarre dagli ostacoli. A me piace lavorare con i giovani e accompagnarli nel loro percorso di crescita. Devono credere che gli obiettivi più ambiziosi siano raggiungibili».
Quanto agli obiettivi stagionali, Mastronicola non ammette mediocrità di pensiero. Puntare in alto è per lui una questione di mentalità prima ancora che di risultati.
«Personalmente non mi piace fissare obiettivi minimi. Mi piace guardare sempre al traguardo più alto possibile. Partecipare soltanto per partecipare non appartiene alla mia mentalità. Voglio che la squadra affronti ogni partita con l'ambizione di competere contro chiunque. Poi sarà il campo a stabilire dove potremo arrivare, ma dobbiamo avere il coraggio di pensare in grande. Credo molto nel lavoro quotidiano: la ripetizione, il sacrificio e la dedizione portano sempre benefici. Se riusciremo a mettere il calcio tra le priorità più importanti della nostra vita, saremo sulla strada giusta».
Infine, un pensiero per il legame con la città, che il tecnico considera parte integrante del progetto sportivo.
«Mi piacerebbe vedere la città sempre più vicina alla squadra e allo stadio. Naturalmente siamo noi, con il nostro lavoro, l'entusiasmo e i risultati, a dover alimentare questo legame. La maglia che si indossa va rispettata sempre, perché rappresenta non solo giocatori e staff, ma tutte le persone che lavorano quotidianamente per questa società. Quando un giocatore o un allenatore rappresenta una società, lo fa dentro e fuori dal campo. Se riusciremo a trasmettere questo senso di appartenenza, potremo creare entusiasmo, passione e un forte legame con la città. Santarcangelo è una piazza esigente, ed è giusto che lo sia. Ha una storia importante e noi lavoreremo ogni giorno per cercare di regalargli grandi soddisfazioni».