SPAL, il DS Federico lancia la sfida: «Mezzolara? Distacco recuperabile, vogliamo salire in D in tutti i modi»
La sala stampa ha ospitato un momento cruciale per il futuro della SPAL, con il direttore sportivo Sandro Federico che ha preso la parola per illustrare le ragioni profonde del cambio di guida tecnica. Il dirigente non ha nascosto che separarsi da Stefano Di Benedetto sia stata una scelta sofferta, dettata però dalla necessità di dare una sterzata decisa alla stagione.
Il legame con il precedente allenatore era solido, costruito attraverso un cammino fatto di sacrifici e di una partenza complicata, superando insieme momenti di oggettiva difficoltà. Tuttavia, la proprietà e l'area tecnica hanno concordato sul fatto che fosse giunto il tempo di compiere un salto di qualità per non perdere il treno della promozione.
Secondo Federico, il gap di sei lunghezze che attualmente separa i biancazzurri dalla capolista Mezzolara non deve spaventare, essendo un margine ampiamente colmabile. «I sei punti che ci separano dal Mezzolara sono assolutamente recuperabili e siamo straconvinti di questo, a maggior ragione visto lo scontro diretto che dovremo giocare in casa», ha dichiarato con fermezza il direttore.
L'obiettivo è chiarissimo: il salto di categoria non è un'opzione ma un obbligo morale e sportivo. La scelta di affidare la panchina a Carmine Parlato nasce proprio dalla volontà della proprietà di trasmettere segnali di ambizione e concretezza, puntando su un profilo abituato a palcoscenici superiori e a centrare promozioni.
«Vogliamo salire di categoria in tutti i modi e Carmine è uno abituato a conseguire questo genere di obiettivi. Ha fatto categorie importanti e credo si possa aprire un percorso futuro insieme. Sono convinto che con lui si possa aprire un ciclo davvero importante», ha ribadito Federico, sottolineando la visione a lungo termine del progetto.
Il DS ha poi voluto tranquillizzare l'ambiente sulla vicinanza della proprietà, spiegando come il confronto con il presidente Andrés Marengo sia costante e quotidiano, anche quando non appare sotto i riflettori. Marengo ha già in mente numerosi progetti per il domani, ma la priorità resta esclusivamente il verdetto del campo.
Riguardo alla genesi della trattativa con il nuovo mister, Federico ha rivelato che i contatti con Parlato risalgono già a circostanze passate. Una volta maturata la decisione del cambio, il club è andato dritto sul suo profilo con estrema convinzione, ritenendolo il tassello mancante per sprigionare il reale potenziale della rosa.
L'analisi tecnica del direttore è stata lucida: la squadra finora ha espresso solo una parte del suo valore. «Sono convinto che stiamo dando il 60% rispetto alla qualità che ci sono, ma per quella che è la classifica dobbiamo arrivare all’80 o 90%. Se ci riusciremo vinceremo tutte le partite», è l'auspicio di Federico per il prosieguo del torneo.
Non bastano più le buone prestazioni o il gioco, serve qualcosa di più profondo. Il DS invoca maggiore cattiveria agonistica e un'attenzione maniacale ai dettagli, come i calci piazzati, che spesso decidono l'esito dei campionati. Parlato, in questo senso, viene visto come l'uomo capace di toccare le corde giuste nello spogliatoio.
Accettare l'Eccellenza per un tecnico del genere è stato possibile solo grazie al blasone della piazza. Federico ha concluso elogiando la capacità del nuovo mister di gestire le pressioni ambientali: «Penso che Carmine sia il tipo di allenatore che scende in Eccellenza solo se c’è di mezzo c’è una realtà come la SPAL. Può essere l’uomo giusto anche per il nostro futuro».