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«Mi spiace molto per come è finita, avevo un sogno»: Panarelli rompe il silenzio sull'addio al Taranto

di Redazione Notiziario del Calcio

Luigi Panarelli ha affidato ai propri canali social una riflessione profonda e carica di sentimento, rompendo un silenzio durato alcuni giorni dopo la conclusione della sua parentesi sulla panchina della squadra della sua città. L'ex tecnico del Taranto ha ammesso di aver avuto bisogno di un periodo di distacco per poter processare emotivamente l'epilogo di un'esperienza che, seppur fulminea, ha lasciato una traccia profonda nel suo animo di uomo e professionista. Il suo esordio è stato netto e sincero, spiegando di aver atteso il momento giusto per condividere un pensiero e riuscire a metabolizzare il forte dispiacere scaturito da questa brevissima avventura vissuta al timone del club ionico.

Nel suo racconto emerge prepotente il legame viscerale che lo unisce ai colori della propria terra, un richiamo che Panarelli definisce quasi irresistibile. L'allenatore ha confessato senza filtri che ogni volta che si prospetta l'opportunità di guidare la compagine tarantina, la componente emotiva prende il sopravvento su qualsiasi valutazione razionale, rendendo impossibile rispondere in modo negativo alle proposte delle diverse proprietà che si sono avvicendate negli anni. Secondo le sue parole, quando il club chiama il battito del cuore accelera e non esiste spazio per dubbi o incertezze, poiché l'emozione del richiamo alle radici è una forza che non è mai riuscito a domare del tutto.

Questa dedizione totale, tuttavia, porta con sé un carico di rischi che Panarelli ha scelto deliberatamente di ignorare pur di mettersi nuovamente in gioco. Il tecnico ha spiegato che in quei momenti non si valuta la categoria d'appartenenza, né si ponderano le possibili ripercussioni negative che un eventuale fallimento potrebbe avere in una realtà dove si è nati e cresciuti, sia a livello umano che sportivo. L'ex allenatore ha ammesso di aver messo in secondo piano persino la tutela dei propri successi passati e la tranquillità dei propri affetti, travolto dal desiderio di tuffarsi senza riserve in una nuova sfida, mosso da un entusiasmo paragonabile a quello del debutto assoluto in carriera.

Il lavoro quotidiano è stato affrontato con il massimo della dedizione e del senso di responsabilità, alimentato dal desiderio di non deludere chi ha sempre mostrato fiducia nel suo operato. Nonostante le premesse, Panarelli ha individuato in un fattore esterno il principale ostacolo al successo del suo progetto tecnico, dichiarando che il tempo è stato l'unico e vero avversario di questa breve esperienza. Con appena un mese a disposizione e un organico completamente rinnovato da amalgamare, la strada è apparsa subito in salita. Tuttavia, l'allenatore ha preferito non rifugiarsi dietro scuse o alibi, scegliendo di assumersi pienamente le proprie responsabilità, come da sua consuetudine, con l'obiettivo di far tesoro di quanto accaduto per la propria crescita futura.

Oltre all'analisi sportiva, Panarelli ha voluto rivolgere un accorato appello alla propria comunità, suggerendo un cambio di mentalità collettivo che possa favorire lo sviluppo della città e del club. Il suo invito è quello di essere più costruttivi nei giudizi e di ricercare una maggiore unità e solidarietà intorno a obiettivi comuni. L'allenatore ha esortato i suoi concittadini a cercare di fare piuttosto che disfare, puntando a rendere Taranto una realtà meravigliosa non solo esteticamente, ma anche funzionale nei rapporti sociali e nella sua crescita globale, tanto nello sport quanto nel tessuto civile.

Il messaggio si è concluso con una nota di profondo rammarico per non essere riuscito a trasformare il proprio sogno in una realtà duratura e per non aver ricambiato l'affetto dei tanti sostenitori. Panarelli ha comunque tenuto a ringraziare pubblicamente la proprietà, descrivendola come una società solida, affidabile e resiliente, estendendo la sua gratitudine a tutto l'apparato lavorativo, dai dirigenti allo staff medico e ai magazzinieri. Un ultimo pensiero è stato dedicato ai calciatori, definiti professionisti esemplari che compongono un gruppo sano e ormai competitivo, pronti a lottare per traguardi ambiziosi.


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