"Mexican Standoff": tre pistole fumanti per un solo posto in Paradiso. È l'Eccellenza sarda
Dimenticate i campionati già decisi e le promozioni programmate a tavolino. Se cercate l'adrenalina pura, quella che vi fa consumare il tasto F5 per aggiornare i risultati, dovete guardare in Sardegna. Qui, nel Girone Unico di Eccellenza, sta andando in scena non un torneo, ma un duello rusticano a tre dove chi sbatte le palpebre per primo rischia di perdere tutto.
Siamo a marzo 2026, la primavera bussa alle porte, ma per Ossese, Ilvamaddalena e Nuorese l'aria è gelida e tesa. Due punti. Soltanto due miseri punti separano il paradiso della Serie D dall'inferno dei rimpianti.
In vetta, a quota 45, c'è l'Ossese. La squadra di mister Carlo Cotroneo è un rebus irrisolto per gli avversari: zero sconfitte. In un calcio dove tutti prima o poi cadono, i bianconeri sono rimasti in piedi per 23 giornate (11 vittorie, 12 pareggi). Una "Pareggite" che poteva essere un limite, ma che si è trasformata in uno scudo impenetrabile.
Ma la vera storia nella storia porta il nome di Blas Dante Tapparello. L'argentino, con i suoi 11 gol, non sta solo trascinando l'Ossese: sta sfidando il suo passato recente. Fino all'anno scorso era l'idolo dell'Ilvamaddalena in Serie D, oggi è l'arma che rischia di condannare i suoi ex compagni al secondo posto. Il destino, si sa, ha un senso dell'umorismo crudele: il campionato potrebbe decidersi proprio sui gol di chi, fino a ieri, vestiva la maglia della diretta concorrente.
A quota 43, col fiato sul collo della capolista, c'è proprio quell'Ilvamaddalena ferita ma mai doma. I maddalenini sono gli specialisti delle risalite: due promozioni negli ultimi cinque anni raccontano di una società che l'Eccellenza la considera una "sala d'attesa". La retrocessione dello scorso anno brucia ancora, e la voglia di riscatto immediato è il carburante che ha permesso loro di restare in scia.
Accanto a loro, però, c'è il blasone pesante della Nuorese. Qui non si parla solo di punti, ma di nobiltà calcistica. Con 26 campionati di D alle spalle, i verdeazzurri sono un gigante che cerca di svegliarsi da un sonno durato troppo a lungo (l'ultima apparizione risale al 2018). Nuoro spinge, la piazza ribolle: l'idea di tornare nel calcio che conta ha ricompattato l'ambiente.
Con il Tempio quarto a 40 punti – sornione, pronto ad approfittare di un suicidio sportivo del terzetto di testa – le prossime sette giornate saranno una guerra di nervi. Tutte e quattro hanno vinto nell'ultimo turno. Messaggio chiaro: nessuno molla di un centimetro.
Ma la pressione adesso cambia volto. L'Ossese deve dimostrare che l'imbattibilità non è solo difensivismo ma solidità da primato; l'Ilva deve gestire il fantasma del suo ex bomber; la Nuorese deve reggere il peso della propria storia.
In Sardegna non si gioca più a calcio: si gioca a chi ha i nervi più saldi. E con una classifica così corta, il confine tra trionfo e psicodramma è sottile come la linea di porta.