Lucchese, Gianni non ha dubbi: «Società più forte perché lo ha deciso il presidente»
Il direttore generale della Lucchese, Andrea Gianni, è intervenuto durante l'ultima puntata di Corner Corto su gazzettalucchese per tracciare un bilancio della trionfale stagione rossonera e delineare le strategie future. Il dirigente ha voluto sottolineare come il successo non sia stato affatto casuale, ma figlio di una visione societaria ben precisa che ha saputo resistere anche ai momenti di maggiore pressione esterna.
«A inizio stagione eravamo convinti di essere attrezzati, di avere una società organizzata ma il risultato sportivo credo sia arrivato con la vittoria con la Massese. Sin dall'inizio della stagione avevamo ribadito la necessità che tutte le componenti si stringessero intorno al solito obiettivo. Non era semplice ma così è stato: tutti hanno remato nella stessa direzione ovviamente con le proprie idee».
Il percorso verso la vittoria è stato caratterizzato da una costante ricerca di riscatto per una piazza che aveva sofferto troppo negli anni precedenti. Gianni ha spiegato come la forza del gruppo sia nata dalla capacità di isolarsi e lavorare duramente, seguendo l'input della presidenza che ha voluto fin dal primo giorno un approccio votato all'innovazione e alla cultura della vittoria in ogni settore.
«Abbiamo provato a lavorare per costruire qualcosa che desse quella dignità che era stata tolta ai tifosi e a tutta la città. È stato un percorso faticoso, abbiamo avuto anche noi dei momenti in cui dovevamo spingere di più, ma questo ha fatto sì che potessimo dimostrare un campionato all'altezza del blasone e delle aspettative del nostro presidente. Se oggi siamo tra le società più organizzate e più forti è perché questo è quello che ha deciso lui».
Un momento chiave della stagione è coinciso con il raggiungimento della vetta, una posizione che ha richiesto una tenuta mentale non indifferente, specialmente per un organico costruito ex novo. Il direttore generale ha ricordato come proprio la gestione del primato sia stata la sfida più complessa da affrontare per un gruppo giovane che aveva ancora bisogno di tempo per conoscersi.
«Abbiamo iniziato a stringerci forte quando siamo arrivati in testa alla classifica, è quello il momento più difficile. Mi ricordo il momento del silenzio stampa, ma era una volontà di concentrazione: è molto più difficile mantenere la testa della classifica che rincorrere. Eravamo una squadra giovane e non avevamo avuto il tempo per conoscerci bene e gestire il primato. Quando abbiamo capito che ce l'avremmo fatta? A dicembre lo dissi».
Il dirigente non ha nascosto un pizzico di orgoglio nel rispondere a chi, in estate, non considerava la Lucchese tra le candidate principali alla promozione. Partire a fari spenti ha permesso alla squadra di lavorare con meno pressione, dimostrando sul campo il valore di giocatori che forse non godevano di una grande fama a livello regionale ma che erano stati seguiti con attenzione.
«Il calcio non è una scienza esatta, spetta poi a noi prendere le critiche e continuare a lavorare: chiaro che non faceva piacere che la Lucchese non fosse tra le favorite, ma è il gioco delle parti, e forse ha fatto pure comodo partire in sordina. Abbiamo cercato di tirare diritto, molto probabilmente alcuni giocatori non erano conosciuti dagli addetti ai lavori a livello regionale, ma lo erano per noi. La squadra ha mostrato di essere la più forte, non ha mai mollato».
Un passaggio fondamentale è stato rappresentato dal mercato di riparazione, dove la proprietà ha voluto dare un segnale di forza ulteriore. Gli acquisti di gennaio non sono serviti solo a blindare il risultato immediato, ma sono stati pensati anche in un'ottica di medio-lungo periodo, cercando profili che potessero far parte del progetto anche nella categoria superiore.
«Il nostro presidente è stato esplicito: ha chiesto a chiare note che dovevamo essere più forti di tutti anche con un occhio che guardasse al futuro. Se gli acquisti di gennaio sono stati fondamentali? Tutti gli innesti ci hanno dato una grande mano, al di là di chi ha giocato di più e chi di meno. Non abbiamo ovviamente la controprova come sarebbe andata senza di loro. I passaggi a vuoto? Non dimentichiamo che ci sono stati parecchi infortuni in quella fase».
Guardando al futuro, Gianni ha smentito categoricamente le voci su possibili nuovi ingressi in società, ribadendo la solidità dell'attuale assetto. La programmazione per la Serie D è già iniziata, con un focus particolare sulla ricerca degli under, figure che in quella categoria risultano determinanti per equilibrare la rosa e garantire competitività costante durante tutto l'arco del torneo.
«Abbiamo il nostro presidente e ce lo teniamo stretto. Non vado dietro alle chiacchiere e mi tengo stretto il presidente che può fare benissimo da solo. È indubbio che c'è la volontà ora di fare un campionato di vertice, sappiamo che dobbiamo trovare i giusti under che rappresenteranno quasi la metà della rosa, dovremo essere bravi a individuarli. Da dove li prenderemo? Anche da prestiti da categorie superiori o da società che hanno vivai importanti».
La questione tecnica e i rinnovi contrattuali rimangono per il momento in secondo piano, poiché la dirigenza vuole che la squadra resti concentrata sugli ultimi impegni ufficiali. Solo dopo la Supercoppa ci sarà il tempo per sedersi a un tavolo e definire ogni singola posizione, valutando anche le variabili legate alla composizione dei gironi che la Lucchese si troverà ad affrontare.
«Finito campionato e coppa dovremo metterci seduti e iniziare a programmare nome per nome per arrivare a una squadra all'altezza della piazza. Quanto servirà cambiare? Credo si dovrà vedere quale girone ci vedrà per capire i competitor, un conto è il girone A, un altro l'E o il D: ci sono insidie diverse. L'allenatore? Ci siamo dati una scadenza che è il 29 aprile, giorno della Supercoppa: vogliamo onorare l'impegno sino alla fine, è tutto rimandato a dopo».
Il direttore generale ha poi allargato l'orizzonte al sistema calcio nazionale, sottolineando la necessità di una riforma profonda che privilegi la solidità economica dei club rispetto alla semplice ricerca del risultato sportivo immediato. Secondo Gianni, è fondamentale intervenire sui regolamenti e sulle scadenze federali per evitare i continui casi di penalizzazioni.
«Ho sempre avuto una mia idea del calcio, non vengo da questo mondo ma credo mi abbia aiutato: non sono tanto importanti gli interpreti quanto le società e i presidenti, lì credo si possano fare passi in avanti. Saremo sempre schiavi sino a che saremo ancorati solo al risultato, la cosa importante è la programmazione: serve intervenire sulle scadenze federali e sulle penalizzazioni. Dobbiamo stabilire la solidità delle società e a quel punto possiamo rifondarlo».
Infine, un pensiero è andato alla gestione dell'ordine pubblico e ai divieti di trasferta che hanno colpito la tifoseria lucchese durante l'anno. Gianni ha difeso la maturità dei propri sostenitori, auspicando soluzioni diverse che non penalizzino economicamente le società e non privino gli spettatori del diritto di seguire la propria squadra del cuore.
«Siamo stati penalizzati più volte, il calcio deve dare la possibilità di assistere alle partite, noi abbiamo la fortuna di avere una tifoseria matura che non è una categoria impegnativa dal punto di vista dell'ordine pubblico. Credo che sia un discorso generale dettato da indicazioni centrali, forse una soluzione potrebbe essere il biglietto nominativo. Intanto domenica inviteremo tutte le scuole calcio, vogliamo sia una giornata di festa».