Lucchese da sogno, Pirozzi commosso: «Hanno provato a distruggere la passione, ma oggi ho vinto io»
Accolto dal fragoroso omaggio della stampa, Sergio Pirozzi non ha nascosto un brivido di autentica commozione nel commentare il traguardo raggiunto. Il tecnico, legato a Lucca da un filo invisibile che parte dalla solidarietà ricevuta per la sua Amatrice, ha voluto dedicare il successo a un intero popolo.
«Si è cercato in tutti i modi di distruggere la passione, tra il calcio spezzatino e i vari divieti, e vedere così tanti giovani oggi mi fa piacere, davvero tanto piacere» ha esordito l'allenatore. «A maggior ragione per una realtà che ha patito molto, passando dalla gioia di una salvezza ottenuta all'ultimo secondo all'ennesimo fallimento societario».
Il pensiero di Pirozzi è andato subito a chi ha sostenuto il progetto tecnico sin dai primi passi: «Sono contento per loro che hanno iniziato ad amare questi ragazzi, sono felice per Fracassi, Di Masi e per tutto lo staff. Oggi dobbiamo goderci tutti quanti questa felicità. Quando accade una cosa bella, bisogna semplicemente essere felici».
Non sono mancate le dediche personali per un momento che segna una rinascita sportiva e umana: «Dedico tutto a mio figlio, a mia figlia e a questa città che ha sofferto tanto a livello sportivo, oltre che a tutti gli amici che non mi hanno mai abbandonato. Un grazie va a Mauro Fabio, a Santerini e a tutte quelle persone che non appaiono ma ci sono sempre».
Il tecnico ha poi sottolineato l'importanza della coesione societaria come base per ogni trionfo: «Grazie al direttore e al presidente che è sempre stato vicino; senza una proprietà presente è difficile vincere, non credo affatto agli allenatori maghi. Sono orgoglioso per questa città, che possiede un suo orgoglio e una sua identità precisa».
Con la consueta schiettezza, Pirozzi ha rivendicato il proprio percorso professionale: «Ho sempre detto quello che penso e a volte l'ho pagato. Se non faccio parte del grande calcio è anche perché non ho mai voluto scendere a compromessi. Avevo un sogno: ripartire dalle macerie e riportare la Lucchese in un'altra categoria».
Il legame con la tifoseria è apparso più saldo che mai durante i festeggiamenti: «I cori per me? Una cosa bellissima, la curva ha mostrato di apprezzare il mio lavoro. Qualcuno diceva che avevo vinto solo in Eccellenza, ma ho vinto anche in D e mi sono salvato in C. Questo successo, insieme a quello di Rieti, è il più bello della mia carriera».
Nel concludere il suo intervento, l'allenatore ha voluto ringraziare i cittadini per il calore ricevuto: «Questa è una città molto educata, che ho amato e che mi ha aiutato a dimenticare le ferite della vita: vi devo ringraziare. Ora mancano due partite e non ho intenzione di perdere, poi penseremo alla sfida contro la vincente del girone B».
Infine, una rassicurazione sul futuro che fuga ogni dubbio sulla sua permanenza in rossonero: «Il prossimo anno? Ho firmato un contratto biennale e vado d'accordo con presidente e direttore. A volte posso sembrare un po' orso, ma l'ho già detto chiaramente: io sono qui».