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Ars et Labor Ferrara, Parlato: «Voglio fame e cattiveria agonistica. Il Sant'Agostino darà il 130%»

di Massimo Poerio

L’attesa è finita. Dopo due settimane di stop forzato, l'Ars et Labor Ferrara è pronta a riaccendere i motori. Ad attendere i biancazzurri della Spal c'è il delicato derby casalingo contro il Sant'Agostino, gara valevole per il trentesimo turno del girone B di Eccellenza dell'Emilia Romagna. Un match crocevia, che il tecnico estense Carmine Parlato ha presentato nella consueta conferenza stampa della vigilia, tracciando un bilancio del lavoro svolto durante la sosta e dettando la linea per questo rush finale di stagione.


Il tecnico non nasconde una certa insofferenza per la pausa prolungata, sintomo della voglia di tornare subito a lottare per i tre punti: "Le due settimane di sosta sono state un po' lunghe, perché se fosse stato per me avrei giocato immediatamente. Purtroppo ci siamo dovuti adeguare al regolamento della categoria, ma ci siamo organizzati per lavorare senza staccare la spina. Abbiamo fatto un lavoro a lungo raggio, disputando anche un'amichevole contro la Primavera del Vicenza in cui ho cercato di dare minutaggio a chi aveva giocato meno. Questa settimana, poi, abbiamo preparato la sfida col Sant'Agostino, che è molto, molto importante per il nostro percorso".

Capitolo infermeria, c'è un cauto ottimismo per i recuperi di Ricci e Giacomel: "Stanno meglio entrambi, anche se non sono ancora al 100%. Valuteremo nelle prossime ore se riuscirò a portare in panchina almeno uno dei due".

Il Sant'Agostino arriverà a Ferrara con il dente avvelenato e la voglia di fare l'impresa: "Tutti gli avversari contro di noi ci mettono quel 30-40% in più del loro potenziale – ha sottolineato Parlato – A maggior ragione il Sant'Agostino: so benissimo che è un derby e che hanno fatto come noi fuori casa. Nelle ultime cinque partite hanno totalizzato 12 punti, perdendo solo domenica scorsa. È una squadra che gioca, crea, ha dei giovani bravi. Noi dobbiamo esserne consapevoli, ma questo non toglie nulla al nostro percorso. Dobbiamo guardare in casa nostra, giocare con molta spensieratezza e avere sempre fame, ambizione e concentrazione. Voglio rivedere quel piglio che nell'ultima partita c'è un po' mancato".

La squadra ha lavorato molto sui concetti di aggressione e sulle scelte offensive, compresa la convivenza tra Piccioni e Moretti. L'allenatore ha le idee chiare: "Le riaggressioni ci devono essere sempre durante l'arco della partita. Si lavora per far capire ai ragazzi quali sono i tempi per andare a riaggredire e quelli per temporeggiare: serve equilibrio. Per quanto riguarda l'attacco, Gianmarco Piccioni è un giocatore più da area di rigore, mentre Federico Moretti attacca spesso la profondità e collega il gioco: hanno caratteristiche diverse. Ho provato a farli giocare assieme, ma c'è stata una mancanza di equilibrio e ho dovuto fare dei correttivi in corso d'opera. Noi cerchiamo sempre di alzare il baricentro e mettere le punte in condizione di finalizzare, ma l'equilibrio della squadra resta la cosa più importante per farli coesistere".

Il punto cruciale della conferenza ha riguardato i cali di tensione e gli alti e bassi psicologici visti nel recente passato, specialmente nei finali di gara. Un tema su cui Parlato si assume responsabilità ma chiede uno scatto mentale ai suoi: "I primi dispiaciuti quando le cose non vanno bene sono i ragazzi stessi. Credo sia un fattore inconscio: ci si prepara per fare le cose al meglio, poi le difficoltà del campo portano a non rendere al massimo. Faccio un 'mea culpa', mi prendo molte responsabilità su questo. So che per loro è un derby e ci tengono tantissimo, ma da questa squadra voglio veder tirare fuori quel furore agonistico e quella cattiveria che sembra non essere nel DNA di molti giocatori. Bisogna lavorare tutti e undici insieme: se giochiamo in undici uniti in entrambe le fasi, possiamo dire la nostra".

Il rush finale non ammette distrazioni: "Cosa mi aspetto in queste ultime cinque partite? Una gara alla volta. Pretendo di creare i presupposti, tecnici e mentali, per avere quella padronanza della gara che a volte è mancata. Bisogna stare costantemente sul pezzo. Per usare un termine colorito, con questi ragazzi più gli rompi i c... e meglio è", ha chiosato il mister con un sorriso amaro ma estremamente determinato.


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