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Premier League, la Football Association studia il VAR a chiamata

di Chiara Motta

La Football Association è al lavoro su una possibile rivoluzione del Video Assistant Referee in Premier League. Dopo aver respinto l'ipotesi di estendere l'utilizzo della tecnologia ai calci d'angolo, i vertici del calcio inglese stanno ora esplorando una soluzione radicalmente diversa: il VAR a chiamata, attivabile dalle panchine su richiesta.

L'obiettivo dichiarato è chiaro: ridurre drasticamente i tempi morti e le interruzioni che hanno reso il VAR sgradito a tifosi e operatori del settore. Secondo quanto riportato da The Times, il sistema allo studio prevederebbe che la tecnologia intervenga automaticamente solo per episodi oggettivi – come i fuorigioco – mentre per le decisioni soggettive sarebbe necessaria una chiamata esplicita da parte di una delle due squadre.

La Football Association starebbe valutando un approccio ispirato al cricket, sport nel quale il sistema di revisione video su richiesta è consolidato da tempo. Ogni squadra avrebbe a disposizione due richieste di revisione per partita: se la chiamata non ottiene esito favorevole, viene persa; se invece la decisione arbitrale viene ribaltata, il challenge rimane disponibile.

Il meccanismo coinvolgerebbe episodi soggettivi come falli, presunti tocchi di mano e altri contatti dubbi. In assenza di una chiamata da parte delle panchine, la valutazione dell'arbitro in campo sarebbe considerata definitiva e il gioco riprenderebbe immediatamente. Verrebbero così eliminati i cosiddetti "silent check" – i controlli silenziosi del VAR su ogni gol, potenziale rigore o cartellino rosso – che attualmente rallentano il ritmo delle partite.

Il calcio italiano ha già introdotto un sistema simile. Dalla stagione in corso, la Serie C utilizza il Football Video Support (FVS), un modello che affida agli allenatori la responsabilità di richiedere la revisione video degli episodi controversi. Si tratta di una soluzione pensata per competizioni che non possono permettersi un sistema VAR completo, ma che secondo i vertici inglesi potrebbe contenere spunti interessanti anche per i massimi livelli.

L'amministratore delegato della FA Mark Bullingham ha commentato il tema a margine della riunione dell'IFAB, l'International Football Association Board, unico organo autorizzato a modificare le regole del gioco: «Un aspetto interessante è capire cosa possiamo imparare dalle altre sperimentazioni in corso. Con l'FVS, ad esempio, abbiamo un modello in cui gli arbitri dirigono la partita ma l'allenatore dispone di un sistema di challenge. Cosa possiamo apprendere da questo? Ci sono elementi che dovremmo considerare di adottare in futuro? Perché cambia la dinamica, riduce il numero di interventi del VAR e, di fatto, sposta la responsabilità sull'allenatore. È qualcosa su cui potremmo continuare a imparare mentre testiamo questo modello nelle parti del calcio che attualmente non possono permettersi un VAR completo — ma questo non significa necessariamente che non possa essere il modello giusto per il futuro».

Bullingham ha ribadito la filosofia di fondo che guida l'approccio della Football Association: «È stato introdotto per decidere grandi episodi che cambiano la partita». La linea dell'organo di governo inglese è netta: nessuna intenzione di ampliare ulteriormente i poteri del VAR o di aumentare le interruzioni. «È in corso una revisione per capire come utilizzare al meglio il VAR, trovando l'equilibrio tra prendere le decisioni importanti corrette e non rallentare il gioco», ha concluso Bullingham.

L'IFAB ha già programmato revisioni biennali del sistema VAR per valutare eventuali aggiornamenti alla luce degli episodi critici emersi nelle varie competizioni. La FA, in quanto membro dell'International Football Association Board, intende promuovere progetti pilota dedicati proprio a queste sperimentazioni.

Non mancano tuttavia le voci contrarie all'introduzione del sistema a chiamata. David Elleray, ex arbitro e membro dell'IFAB, ha espresso una posizione critica: «Non c'è motivo di introdurre le challenge con il VAR, perché gli ufficiali video controllano ogni singolo episodio. È un sistema pensato principalmente per competizioni dove ci sono una, due, tre o al massimo quattro telecamere».

La preoccupazione principale riguarda il rischio che episodi rilevanti rimangano impuniti. Un fallo di mano netto, non visto dall'arbitro in campo, potrebbe non essere sanzionato se la squadra che lo subisce ha già esaurito le due chiamate a disposizione. Questa eventualità rappresenta il principale argomento di chi ritiene che il controllo totale da parte degli ufficiali di gara sia comunque la soluzione più equa.

L'eventuale adozione del VAR a chiamata non sarà immediata. Qualsiasi modifica sostanziale al regolamento deve passare attraverso l'approvazione dell'IFAB, processo che richiede tempi di valutazione e sperimentazione. La Football Association dovrà presentare i risultati dei progetti pilota e dimostrare che il nuovo sistema garantisce un equilibrio migliore tra correttezza delle decisioni e fluidità del gioco.

Il dibattito resta aperto e coinvolge dimensioni tecniche, sportive ed economiche. Da un lato la necessità di preservare lo spettacolo e il ritmo delle partite, dall'altro l'esigenza di giustizia sportiva e decisioni corrette. La sfida per la FA sarà trovare una formula che soddisfi entrambe le esigenze senza compromettere l'integrità della competizione.


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