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Follia Ultras in Promozione: l'agguato fuori dallo stadio. E il sogno dell'Alma Fano ora è una chimera

di Alessandra Galbussera

C'è un confine sottile, ma invalicabile, tra la passione per la propria squadra e la più becera criminalità. Quel confine è stato brutalmente calpestato ieri pomeriggio a Pesaro, nel pre-partita della sfida del Girone A di Promozione tra Vismara e Alma Juventus Fano. Quella che doveva essere una domenica di sport per una categoria che vive (o dovrebbe vivere) dei valori più genuini del calcio provinciale, si è trasformata in un agguato in piena regola. Un vero e proprio Far West.


Secondo quanto ci risulta, non si è trattato di uno scontro fortuito. I tifosi granata arrivati a sostenere l'Alma Fano non si sono limitati a incrociare "casualmente" i tifosi locali. Sono finiti in quella che ha tutti i contorni di una trappola: accerchiati, in netta inferiorità numerica e impossibilitati a difendersi. Un'aggressione organizzata, studiata a tavolino. Nel 2026, in un campionato di Promozione, c'è ancora chi pianifica la violenza sistematica contro i tifosi avversari. Il bilancio è gravissimo: un tifoso fanese è rimasto gravemente ferito durante i tafferugli. Le sue condizioni tengono col fiato sospeso un'intera comunità, e a lui va il pensiero primario di questa redazione. La speranza è che le forze dell'ordine identifichino al più presto i responsabili di una simile barbarie: queste persone non devono più varcare i cancelli di un impianto sportivo. Mai più.


Come se non bastasse il trauma per l'accaduto (con quale spirito si scende in campo quando fuori dallo stadio scorre il sangue?), c'è anche il rettangolo verde a presentare un conto salatissimo per la formazione granata. In un clima prevedibilmente surreale, la gara si è disputata ed è terminata sullo 0-0.

Un punto che per il Vismara fa classifica, ma che per l'Alma Juventus Fano assume i contorni di una resa definitiva per il primo posto. Per una piazza dal blasone enorme, scivolata fino agli inferi della Promozione, la risalita diretta in Eccellenza era l'unico traguardo contemplato. Ora, la matematica è impietosa: con soli quattro turni da disputare (12 punti a disposizione), il ritardo dalla capolista si dilata a sei abissali lunghezze.

Serve un miracolo sportivo, una combinazione astrale quasi impossibile per evitare l'estenuante lotteria dei playoff. La squadra ha lottato, ma ha sbattuto contro il muro dei padroni di casa, pagando forse anche lo scotto psicologico di una tensione esterna palpabile e ingiustificabile.


Resta l'amaro in bocca per una domenica che segna una doppia sconfitta per la città di Fano e una sconfitta totale per lo sport marchigiano. Se dal punto di vista agonistico la rincorsa si fa disperata ma fa parte del gioco, dal punto di vista umano ci troviamo a commentare l'ennesima, intollerabile pagina nera del nostro calcio.

Ci chiediamo: come è possibile garantire la sicurezza nei campionati dilettantistici se questi sono i rischi? L'Alma Fano torna a casa con un punto inutile, un ferito all'ospedale e l'anima lacerata. E oggi, parlare di tattica o di occasioni da gol sprecate, ci fa sentire un po' tutti complici di un sistema che deve fermarsi a riflettere profondamente.


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