Calafiori e il sogno romanista: «Ho dei conti in sospeso con la Roma»
Una Premier League conquistata, una finale di Champions League ancora da disputare. Riccardo Calafiori chiude una delle stagioni più importanti della sua carriera con la maglia dell'Arsenal e concede un'intervista a Il Messaggero in cui ripercorre le tappe di un percorso segnato da ambizione, sacrificio e da un legame sentimentale mai del tutto reciso con la Roma.
La scelta di approdare in Inghilterra, ha spiegato il difensore azzurro, non era dettata soltanto da ragioni tattiche o economiche, ma da una vera e propria sfida con se stesso: "Uno dei motivi per cui sono andato a giocare in Premier è che pochi italiani erano riusciti a imporsi qui. Volevo uscire dalla comfort zone e dimostrare che anche un italiano potesse fare bene e vincere". Una scommessa, quella con il calcio d'Oltremanica, che stando alle sue parole ha già prodotto grandi soddisfazioni personali.
Eppure, nonostante il presente londinese e i traguardi raggiunti con i Gunners, l'ex Bologna non nasconde di proiettarsi oltre, verso un ipotetico ritorno in Serie A. E quando lo fa, il pensiero corre in una direzione soltanto: "Ho dei conti in sospeso. Sì, il riferimento è solo alla Roma. Ho giocato poco, ero molto giovane, ma mi piacerebbe tornare perché è la squadra del mio cuore, nella mia città". Parole nette, prive di ambiguità, che tracciano una geografia affettiva ben precisa.
Sul fronte giallorosso, Calafiori ha manifestato soddisfazione per la qualificazione dei capitolini alla prossima Champions League e per la decisione societaria di affidare la panchina a Gian Piero Gasperini: "Sono contento che la Roma abbia dato fiducia a Gasperini. Può fare bene alla piazza e alla società". Un endorsement che arriva da chi quella piazza la conosce, e che dimostra come il centrale della Nazionale continui a seguire le vicende del club con partecipazione genuina.
Infine, uno scenario che Calafiori sembra già assaporare: la possibilità di tornare all'Olimpico nella prossima stagione, questa volta da avversario, in occasione di una gara di Champions League. "Sentire il boato della Champions lì sarebbe un'emozione incredibile", ha dichiarato, lasciando intravedere quanto quel rapporto con lo stadio di casa — e con la città — resti vivo, indipendentemente dalla casacca indossata.