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Abete dice "No" a Guardiola CT: «Tecnici italiani adatti a guidare la Nazionale»

di Alessandra Galbussera

Giancarlo Abete torna a farsi sentire. Ospite del programma radiofonico Sabato al 90°, in onda sulla Rai, il candidato alla presidenza della Federazione Italiana Giuoco Calcio ha illustrato le proprie linee programmatiche in vista delle elezioni federali, affrontando alcuni dei nodi più discussi del calcio italiano: la guida tecnica della Nazionale, la valorizzazione dei giovani e il confronto con il principale avversario nella corsa alla presidenza, Giovanni Malagò.

Uno dei temi più caldi riguarda la figura del futuro commissario tecnico della Nazionale azzurra. Abete ha espresso una posizione netta, rivendicando la qualità degli allenatori italiani e ridimensionando l'ipotesi di affidare la panchina a un tecnico straniero di grido come Pep Guardiola: «Ci sono i selezionatori che sono in grado di creare l'alchimia giusta anche se esiste il problema dei pochi giorni l'anno per allenare. Guardiola? Nulla da dire ma ci sono tecnici italiani che hanno vinto all'estero, penso che abbiamo tecnici di qualità che possono guidare la nazionale».

Una presa di posizione che riflette una visione più tradizionale e radicata nella cultura calcistica del paese, senza escludere aprioristicamente nessun profilo, ma che rimette al centro la tradizione italiana della panchina.

Sul fronte della valorizzazione dei talenti emergenti, Abete ha individuato nella leva economica lo strumento principale per invertire la tendenza che vede sempre meno calciatori italiani trovare spazio nei club della massima serie. La ricetta proposta guarda a meccanismi già sperimentati in altre categorie: «L'unica modalità per stimolare l'impiego di giovani calciatori italiani è quella di incentivarlo con dei riconoscimenti economici che magari potrebbero arrivare dai diritti tv, quindi da una legge dello Stato. Si può premiare chi utilizza giovani selezionabili come avviene con la riforma Zola della Serie C».

Il riferimento è al modello introdotto in Serie C, che prevede forme di premialità per le società che puntano su calciatori italiani in età di selezione nazionale. Abete ne auspica un'estensione a livello superiore, attraverso un intervento legislativo che coinvolga la redistribuzione dei proventi televisivi.

Sul piano elettorale, Abete ha riconosciuto il vantaggio accumulato da Giovanni Malagò, che ha raccolto endorsement da diverse componenti federali, ma ha difeso con fermezza la propria scelta di restare in corsa: «In un confronto elettorale è fisiologico che ci sia chi prende più voti ma se partissimo dal presupposto che chi è sfavorito alla fine ritira la candidatura non va bene. In una logica di democrazia dobbiamo credere nel confronto accettando che ci sia un vincitore e un perdente».

Abete ha poi respinto l'ipotesi di un ritiro della candidatura in nome di un programma condiviso con l'avversario, sottolineando come tale percorso non sia mai stato realmente avviato: «Il problema è che sui programmi finora non ci ha lavorato nessuno».

Un segnale chiaro: la competizione resta aperta e Abete intende portarla fino in fondo, rivendicando il valore del pluralismo e del confronto come elementi fondanti di una federazione sportiva sana e trasparente.


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